Comunicazione in Chiave Chimica


La comunicazione intesa come scambio, implica che vi sia un individuo emittente di un messaggio e uno ricevente che restituisce un feedback di risposta, quindi anche un comportamento di un organismo che va a modificare, in maniera specifica, quello di un altro organismo genera un fenomeno di comunicazione.

Fu in acqua che ebbero origine le prime forme di comunicazione attraverso quella che si chiama sensibilità chimica, anche gli odierni Protozoi, organismi unicellulari, ne sono dotati e la utilizzano per la ricerca delle fonti alimentari.

Il secondo passaggio avvenne con la nascita della sessualità e i messaggi chimici furono utilizzati per aumentare la probabilità d’incontro. Pian piano dunque con in progredire della speciazione, progredisce la capacità di influenzare tramite l’emissione di specifici messaggi chimici, il comportamento di organismi conspecifici.

Questi “messaggi chimici” tra individui furono battezzati a metà del ‘900 con il nome di Feromoni e oggi si sa che i feromoni sono utilizzati da tutti gli organismi viventi compreso l’uomo; quest’ultimo però nel corso del tempo ha visto la propria sensibilità chimica atrofizzarsi in conseguenza all’uso delle moderne tecnologie.

I feromoni sono suddivisi in scatenanti (che determinano una risposta immediata) e innescanti (che determinano un cambiamento fisiologico di lunga durata), ma solo i primi interessano le interazioni sociali.

I feromoni scatenanti possono avere le funzioni di: attrattori sessuali, coordinatori del comportamento di copula, promuovere l’aggregazione, essere tracce da seguire, allarme, confine territoriali e addirittura segnalare lo stato sociale e l’identità individuale.

Come esempio vi porto il caso illustrato da Mainardi Danilo, professore di ecologia comportamentale all’Università “Ca’Foscari” di Venezia, sul pesce gatto. Questo pesce che vive in acque torbide, dove la vista serve quasi a nulla, ha sviluppato una grande sensibilità chimica. Questi pesci solitamente territoriali e aggressivi sono in grado di comunicare tramite i feromoni il sesso, lo stato sociale (ovvero se è un dominante o un sottomesso) e in alcuni casi possono calibrare il loro grado di socialità tramite l’effetto di un feromone che blocca le tendenze aggressive e favorisce una temporanea vita in gruppo.

L’uso di feromoni rappresenta, dunque, un vero e proprio linguaggio tra gli individui della stessa specie, molto più potente e meno dispendioso, in termini energetici, di qualsiasi messaggio visivo o sonoro.

Il discorso va a complicarsi ulteriormente quando questi messaggi chimici, usati per la comunicazione intraspecifica, vengono percepiti da altre specie animali, i quali a loro volta possono sfruttarli a proprio vantaggio. Un esempio può essere quello del lepidottero che rilascia il suo feromone “attrattore sessuale” e il quale oltre alle attenzioni di un possibile partner attira anche le attenzioni di un suo possibile predatore e…. qui si ritorna all’inizio della storia, quando cellule unicellulari sfruttato i segnali chimici per trovare una fonte di cibo.

Fonti bibliografiche:

“L’etologia caso per caso” di Danilo Mainardi

“L’ecologia Applicata” di M.Ferrari, E.Marcon, A. Menta

 

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