Il cervo


Cervo - Ph Mirko Sotgiu / ©alpinfoto.it

Uno dei periodi migliori per osservarlo è senza ombra di dubbio tra settembre ed ottobre, quando i maschi escono in spazi aperti, in prevalenza nelle ore prima del crepuscolo, per emettere i propri richiami amorosi e duellare, al fine di conquistare il cuore della propria amata… se vogliamo dirla alla Walt Disney! In natura, però, non è proprio così… certamente lo spettacolo, in questo periodo, vale le lunghe attese fermi e in silenzio… esattamente come al cinema!

Il cervo è il più grande mammifero italiano, appartenente all’ordine degli artiodattili, ungulati con numero pari di dita, il cui peso viene retto dal terzo e quarto dito di ogni zampa.

Non è difficile da riconoscere dagli altri cervidi presenti sul nostro territorio, quali daino e capriolo. Il cervo sfoggia dimensioni maggiori; ha il mantello di colorazione uniforme a differenza del daino che è macchiettato; e negli individui maschi si riconosce la tipica forma ramificata del palco le cui stanghe terminano in punte.

Il mantello, muta due volte all’anno, nel periodo primaverile tra aprile e giugno e nel periodo autunnale. Il mantello estivo si presenta bruno rossiccio, mentre quello invernale si fa grigio-brunastro. Si mantiene sempre di una colorazione giallastra il posteriore detto specchio anale. Il pelo autunno-invernale, inoltre, è più lungo e ruvido rispetto a quello estivo e nei maschi la base delle testa e il collo vengono ricoperti da lunghi peli.

Il cervo ha l’occhio bruno, orecchie lanceolate e coda corta, ma ben visibile e con la parte superiore scura.

La testa del maschio giovane appare lunga e sottile e si fa più larga e massiccia con l’avanzare dell’età, mentre la femmina ha testa lunga e scarna con orecchie proporzionalmente grandi, il collo molto più esile rispetto ai maschi.

La struttura del corpo presenta arti anteriori robusti rispetto a quelli posteriori e la fisionomia si assottiglia procedendo verso il retro, inoltre gli arti risultano esili se proporzionati alla massa corporea.

Il maschi del cervo, al secondo anno di età, portano sulla fronte due stanghe, che dal terzo anno di vita iniziano a ramificarsi in più punte andando a formare i caratteristici palchi, l’ingrossamento alla base costituisce la rosa. I palchi cadono annualmente tra febbraio ed aprile lasciando una cicatrice sulla fronte, che scompare quasi subito con lo sviluppo dello stelo e da li l’accrescimento del nuovo palco. Il tempo che passa tra la caduta e la formazione completa di un paio di palchi è compreso tra i due e i quattro mesi a seconda dell’età e la salute dell’individuo.

Il cervo è attivo principalmente nelle ore crepuscolari e notturne, mentre nei momenti di riposo resta al coperto della vegetazione, scegliendo come riparo alberi e arbusti, ma anche canneti o coltivazioni di mais. L’habitat che frequenta è costituito da boschi disetanei di conifere, misti o di latifoglie, ove vi sia presenza d’acqua e vi siano aperture costituite da pascoli, prati o coltivi. In estate su Alpi e Appennini si porta al limite della vegetazione arborea.

L’alimentazione è costituita in prevalenza da erbe e dalle parti verdi di alberi e arbusti e occasionalmente da funghi e licheni.

Le femmine con i piccoli e i giovani di un anno vivono in branco, mentre i maschi adulti solitamente conducono vita solitaria.

Le femmine e i maschi sono pronti per riprodursi dopo il secondo anno di vita, ma l’accoppiamento per i maschi avviene dopo il quarto anno, in quanto prima non sono in grado di reggere la competizione con i maschi più anziani. Infatti durante il periodo degli amori che va da settembre a fine ottobre, i maschi diventano irrequieti e aggressivi nei confronti degli individui dello stesso sesso. La conquista delle femmine è determinata da sfide che avvengono tramite vocalizzazioni gutturali, detti bramiti, e spesso le dispute terminano a colpi di palchi. L’individuo vincente potrà radunare in un piccolo harem delimitando il territorio con secrezioni odorose emesse dallo sfregamento delle ghiandole preorbitali su rami e rocce.

La gestazione dura 7 -8 mesi e la femmina partorisce in maggio-giugno, dando alla luce di norma un solo piccolo, che sarà allattato per alcuni mesi e resterà con la madre per circa un anno.

I piccoli di cervo hanno un mantello picchiettato di bianco su fondo bruno-fulvo; in caso di pericolo vengono lasciati dalla madre tra erbe e arbusti, protetti solo dalla loro stessa colorazione criptica e dal fatto che non hanno odore. La madre resta nei paraggi, cercando se necessario di attirare su di se il predatore e solo a scampato pericolo tornerà dal piccolo.

Ai giovani maschi entro l’anno di età, inizia la crescita degli steli o tappi, su cui appoggeranno le stanghe che si svilupperanno solo nella primavera successiva.

I principali antagonisti naturali per il cervo, sono il lupo, la lince e alle volte l’orso e le malattie parassitarie, che incidono soprattutto sui giovani, gli anziani e i menomati.

Altre cause di antagonismo hanno origine antropica, il più comune è il traffico stradale e ferroviario, ma si hanno anche danni alla specie anche a causa del randagismo dei cani e sempre di più per le umane attività ricreative e sportive praticate negli habitat.

Come ultimo antagonista vorrei proprio sottolineare il temibile “Escursionista medio”, che solitamente rivolge amorevoli cure i piccoli di cervo (ma anche i piccoli di daino e capriolo) lasciati dalla madre. L’Escursionista medio infatti non sa che quel finto abbandono è il modo in cui la madre preserva la vita al cerbiatto e non sa che le loro cure o la semplice voglia di toccare la bestiola ne andrà a determinare la morte o la cattività a vita.

Biografia:

Parti varie tratte da “Piccolo atlante fotografico UNGULATI delle nostre montagne” di Sergio Abram

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