Il Pelobate fosco
Il Pelobate fosco (Pelobates fuscus fuscus) è un anfibio anuro della famiglia pelobatidae diffuso in Europa centro – orientale, l’areale spazia dalla Francia alla Asia centrale, con margine settentrionale che comprende dai Paesi Bassi agli Urali, mentre il margine meridionale comprende il nord della penisola italiana fino al nord della Bulgaria.
In Italia è presente la sottospecie endemica Pelobate fosco italiano (Pelobate fuscus insubricus) la cui popolazione è gravemente minacciata d’estinzione. L’areale di distribuzione si estende da est a ovest lungo la Pianura Padana, ma purtroppo sono presenti solo alcune popolazioni frammentate nelle pianure del Nord – Ovest e nel triangolo tra Mantova, Ravenna e Venezia.
Morfologia:
Il Pelobate fosco è un anfibio di piccole dimensioni, con lunghezze comprese dai 4 cm per i maschi fino a 5 per le femmine, con un aspetto tozzo e ovoidale. La testa, di profilo, è grossa e convessa da cui spiccano dei grossi occhi dorati.
Gli arti sono tozzi e robusti, le zampe posteriori presentano un tubercolo metatarsale chiamato vanga, con il quale scava buche profonde anche mezzo metro.
La colorazione di base è grigia o giallastra con marmorizzazioni criptiche più scure, sulla pelle sono presenti inoltre puntinature rosse sparse su tutto il corpo.
Sebbene possa essere scambiato con un rospo, in quanto morfologicamente somigliante, presenta una pelle liscia come quella delle rane, in oltre, a contraddistinguerlo da tutti gli altri anfibi anuri, la pupilla ha orientamento verticale.
Habitat e biologia:
Il pelobate frequenta i più svariati ambienti planiziali come boschi, prati, brughiere e campi coltivati, ma le ha abitudini fossorie lo legano a suoli prevalentemente sabbiosi, dove può scavare con facilità delle profonde tane, nelle quali passa la maggior parte della sua vita e da cui emerge solo per mangiare e riprodursi.
Il piccolo e curioso anuro è di difficile osservazione, in quanto oltre ad essere un animale fossorio ha abitudini notturne, solo durante il periodo riproduttivo è possibile avvistarlo anche durante la giornata nelle pozze prescelte per la riproduzione.
La riproduzione avviene in maniera esplosiva dopo le prime piogge primaverili ma può ritardare la riproduzione finché i siti prescelti non risultano idonei alla deposizione.
I siti riproduttivi sono pozze temporanee, acquitrini effimeri o risaie, dove i girini possono godere di una certa protezione dovuta all’assenza di predatori come pesci, larve di libellule, alcuni insetti acquatici o persino altri anfibi.
Le uova sono deposte in cordoni irregolari (a differenza delle ovature di Rospo comune disposte in su file regolari) ancorati alla vegetazione sommersa e la schiusa avviene dopo circa 10 – 15 giorni.
I girini nati si accrescono rapidamente alimentandosi di residui vegetali, protozoi ed invertebrati in decomposizione, la metamorfosi avverrà tra il secondo e il terzo mese di vita, con individui che misurano circa le metà della dimensione che raggiungeranno da adulti.
Pelobate fosco italiano rientra come specie prioritaria di conservazione nelle liste dell’Unione Europea, ai sensi dell’Allegato II della Direttiva 92/43/CEE. La salvaguardia e la protezione di questa specie, su iniziativa del WWF, ha inizio alla metà degli anni ’80 con la creazione di alcuni centri per l’allevamento in cattività. Nei primi anni del 2000, le popolazioni italiane residue sono state oggetto di studio nel Parco Naturale della Valle del Ticino Piemonte tramite un progetto LIFE Natura chiamato “Progetto Pelobates” LIFE00/NAT/IT/7233, appoggiato della Unione Europea, con sostegno dalla Regione Piemonte e con collaborazione del WWF Italia. Tutt’ora il WWF tramite il Progetto Life Natura co-finanziato dell’UE, continua l’opera di monitoraggio dell’areale in Pianura Padana, coinvolgendo sia l’acquario di Genova, che le oasi WWF in Piemonte e in Veneto, continuando le opere di ripristino delle condizioni naturali nei Siti d’Interesse Comunitario e all’allevamento in cattività della specie con fine ultimo il rilascio in natura dei nuovi individui.
Info reperite da:
Atlante degli Anfibi e dei Rettili del Veneto
Erpetologia del Piemonte e della Valle d’Aosta
Guida agli Anfibi del Parco del Ticino Pimontese
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