Africa 6.30 del mattino, sono seduto in una vecchia Land Rover del ‘74, ancora con guida a destra, affittata a Nairobi. Aspetto che un pigro leopardo scenda da un maledetto albero di acacia e si metta finalmente in caccia. Sono a sudare in questa pianura bruciata dal sole da almeno una settimana, e di grandi predazioni, scopo del mio viaggio, neanche l’ombra.
Driiiiiiiiiiinnnn, 08 del mattino…La sveglia, maledizione stavo sognando; presto! In ufficio, fabbrica, in strada, nel cantiere; al lavoro insomma!!
Testo e foto Fabio Liverani.
Spero di avere descritto bene una qualunque mattina di uno dei tanti appassionati di natura che hanno contratto l’inguaribile virus della fotografia.
Week-end, non siamo più in Africa, ma a Milano, Ravenna, Napoli, Bergamo, Firenze, oppure Faenza, Rozzano, Gallipoli. Poco importa, quello che cerchiamo è di ammirare le grandi predazioni della natura. Possiamo attendere nelle montagne d’Abruzzo l’attacco di un lupo ad un giovane capriolo, ma abbiamo solo il fine settimana, maledizione. Pazienza, aspettiamo che un gheppio scenda in picchiata su una preda. Il gheppio non collabora. Va bene, andiamo, armi e bagagli, moglie o marito, fidanzata\o, suocera, cane e bambini, ennesimo pic-nic nel prato o ruscello fuori città. A questo punto, forse folgorati da formidabile intuizione, perdiamo un po’ della superficialità che distingue tutti i rappresentanti della nostra specie.
Ci avviciniamo all’erba, ne sentiamo persino l’odore e distinguiamo una mantide intenta a divorare una cavalletta. Guardando da pochi centimetri una banale margherita gialla intravediamo tra i petali un ragno granchio, questo, preda all’agguato come i mammiferi africani, ecco una farfalla sta per posarsi, uno scatto fulmineo, è catturata, stretta fra le zampe, un morso letale, una vita si è spenta un’altra può continuare. Nel ruscello c’è movimento, una coppia di raganelle è stretta in un tenero abbraccio amoroso, è primavera, si perpetua l’antico rituale della procreazione, più in là una natrice sta inghiottendo una rana verde, vita e morte si intrecciano in un susseguirsi continuo. Faccio ancora pochi metri, mi siedo in riva ad un piccolo stagno, l’acqua è quasi limpida, sotto la superficie intravedo cose incredibili: Una larva di ditisco ha afferrato tra le chele un piccolo girino, prima inietta nel suo corpo un liquido che scioglie la carne, poi aspira il tutto svuotandolo e lasciando solo la pelle. Due ditischi di un’altra specie hanno deciso di cacciare in coppia, hanno attaccato un giovane tritone e lo hanno divorato, Il rimanente ha poi nutrito due diverse larve di libellula che hanno lasciato solo la spina dorsale, come gli avvoltoi in Africa o i Grifoni in Sardegna, quelli ancora rimasti, nulla è andato sprecato.
Mi stanno chiamando da un ora, solo ora sento le grida, ero come intorpidito, come da un sogno, maledizione mi cercano, l’insalata di riso è pronta. Eppure per un momento ho creduto di essere nella savana seduto su quella vecchia Land scassata del sogno.
Ma la savana, la natura con la N maiuscola è anche a pochi passi dalle nostre case, piccoli e anche grandi animali, tralasciati dalla grande divulgazione televisiva, vivono le grandi tragedie della predazione e le grandi passioni amorose dei maestosi felini africani, dei primati asiatici e di tutte le specie che popolano la Terra.
Forse sognare grandi viaggi è facile, oggi possibile per molti, ma il vero sforzo, la vera ricerca approfondita si fa fuori casa, dove non c’è la guida ad indicarci i luoghi migliori, dove è necessario imparare a guardare e ad interpretare i segni della natura, per scoprire piccoli mondi all’interno di altri mondi che vanno capiti e rispettati al pari delle grandi e sconfinate terre d’Africa.


