26 – 27 Ottobre 2013 i colori dell’autunno, Parco Nazionale Foreste Casentinesi

Parco Nazionale Foreste Casentinesi.

IL COLORE DELL’AUTUNNO

Pochi parchi europei possiedono la stessa magia forestale: un vero santuario di alberi e di boschi, di faggi, abeti bianchi, aceri, accompagnati anche da specie rare come il tasso, abbarbicato sulle rocce o localizzato nei recessi più remoti. Sono le Foreste Casentinesi, territorio dal sapore antico, dal fascino millenario che non si è mai sopito. Il parco Nazionale delle Foreste Casentinesi trova nei boschi di faggio la sua apoteosi: dove la natura offre mille colori e ospita – perché no – gli gnomi, le fate ed i folletti.

TUTTI I DETTAGLI NEL PDF SFOGLIABILE E SCARICABILE

Focus del corso

Questo è un corso ideale per chi è già in possesso delle tecniche di base, ha confidenza con tempi e diaframmi e sa esporre correttamente leggendo un istogramma e desidera approfondire la tecnica e il linguaggio fotografico.

  • I colori dell’autunno, la fotografia di paesaggio
  • il linguaggio fotografico, raccontare il magico mondo della foresta
  • uso del flash come luce di schiarita con il grandangolare
Programma

SABATO 26 OTTOBRE

- Ore 8,30 arrivo dei partecipanti presso L’albergo

Forcelli località Valgiana, Bagno di Romagna.

- Ritiro del pranzo al sacco, introduzione al corso e

partenza per l’escursione fotografica. All’imbrunire affronteremo l’open flash.

-Cena

DOMENICA 27 OTTOBRE

- ore 7 colazione, introduzione ai temi della giornata e partenza per l’escursione fotografica.

-Rientro dei partecipanti dopo il tramonto.

Attrezzatura base consigliata:

- Macchina digitale reflex o compatta dove sia possibile esercitare i controlli manualmente.

- Cavalletto

- Abbigliamento idoneo

- Scarpe da trekking

Docenti:

Fabio Liverani

Partner
Nikon School

Partner tecnico

Quota di partecipazione:

Costo del corso per 2 giorni 240 euro

MInimo 6 massimo 12 partecipanti

Scadenza prenotazioni:

Entro 15gg dalla data del corso.

Cosa comprende:

  • - Corso avanzato di fotografia- Prova attrezzatura Manfrotto, Gitzo specifica.-Pernottamento, cena, colazione e pranzi al sacco.-Pernotto in Albergo

Non comprende:

  • Bevande e extra
  • Trasferimento al punto di partenza del programma e trasferimenti locali
  • Tutto ciò che non è citato in “comprende”

INFO e ISCRIZIONI

Organizzazione tecnica

Associazione culturale Viaterrea

http://www.viaterrea.it/

 

 

Dal 27 al 28 Luglio 2013 Workshop “FLOWER POWER” apoteosi delle fioriture e del paesaggio, monti della Sibilla

Parco Nazionale Monti Sibillini

FLOWER POWER!

Castelluccio di Norcia, apoteosi delle fioriture E’ l’altopiano della lenticchia: in realtà i colori sono tutti dovuti ad “erbacce”, agronomicamente inutili ma bellissime.

Focus del corso

Questo è un corso ideale per chi è già in possesso delle tecniche di base, ha confidenza con tempi e diaframmi e sa esporre correttamente leggendo un istogramma e desidera approfondire la tecnica e il linguaggio fotografico, in modo particolare ci
dedicheremo al paesaggio

  • il linguaggio fotografico, raccontare il paesaggio
  • tecniche paesaggistiche, macro, reportage

TUTTI I DETTAGLI NEL PDF SFOGLIABILE E SCARICABILE:

 

Attrezzatura base consigliata:

- Macchina digitale reflex o compatta dove sia possibile esercitare i controlli manualmente.

- Cavalletto

- Abbigliamento idoneo

- Scarpe da trekking

Docenti:

Fabio Liverani

Partner tecnico

Quota di partecipazione:

Costo del corso per 2 giorni 260 euro

MInimo 6 massimo 12 partecipanti

Scadenza prenotazioni:

Entro 15gg dalla data del corso.

Cosa comprende:

  • - Corso avanzato di fotografia- Prova attrezzatura Manfrotto, Gitzo.
  • Cena, pranzi, pernotto in Agriturismo

Non comprende:

  • Bevande e extra
  • Trasferimento al punto di partenza del programma e trasferimenti locali
  • Tutto ciò che non è citato in “comprende”

INFO e ISCRIZIONI

 

Organizzazione tecnica

Associazione culturale Viaterrea

http://www.viaterrea.it/

 

 

13 – 14 aprile 2013 il grande fiume racconta… Parco regionale Delta del Po

Le terre del Po, fatte di terra grassa
fra il grande fiume e l’Appennino,
nebbia densa e gelata le opprime d’inverno,
d’estate un sole spietato picchia sui cervelli della gente.
Il grande fiume raccoglie, ogni giorno, sulle rive della bassa padana,
nuove favole vere che la corrente porta al mare come foglie morte,
disperdendole nei dedali del suo delta…

DETTAGLI NEL PDF SFOGLIABILE ON LINE E SCARICABILE:

Focus del corso

Questo è un corso ideale per chi è già in possesso
delle tecniche di base, ha confidenza con tempi e
diaframmi e sa esporre correttamente leggendo un
istogramma e desidera approfondire la tecnica e il
linguaggio fotografico, l’uso del tele obbiettivo, la
fotografia agli uccelli e al paesaggio

Partner tecnico

Quota di partecipazione:

Costo del corso 275, 00 euro
suppl. camera singola 10, 00 euro (se diponibile)
MInimo 6 massimo 14 partecipanti
quota accompagnatori non fotografi euro 175, 00
info iscrizioni:
Fabio Liverani
fabio@photofarm.it
www.photofarm.it
cel. 347 9425616

Scadenza prenotazioni:

Entro 15gg dalla data del corso.

Cosa comprende:

  • - Corso avanzato di fotografia- Prova attrezzatura Manfrotto, Gitzo specifica.-Pernottamento, cena, colazione Pernotto in Albergo

Non comprende:

  • Bevande e extra
  • Trasferimento al punto di partenza del programma e trasferimenti locali
  • Tutto ciò che non è citato in “comprende”

INFO e ISCRIZIONI

 

 

 

Corso Base di fotografia digitale (Faenza) Ogni martedì e giovedì dal 15 gennaio al 14 febbraio 2013

Corso BASE di fotografia digitale a Faenza

iin collaborazione con:

SCUOLA DI DISEGNO MINARDI, FAENZA (http://scuolaminardi.racine.ra.it/)

FOCUS DEL CORSO
Questo è un corso ideale per chi desidera imparare a fotografare e non ha particolari conoscenze tecniche. il  corso partirà dalle nozioni  elementari fino  ad arrivare all’impiego di uno o più  flash. Saranno trattati inoltre il linguaggio fotografico, la composizione e la lettura dell’immagine.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE
Costo del corso per 10 lezioni
euro:  190, 00

Lezioni, orari e tutti i dettagli nel pdf sfogliabile on line e scaricabile:

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Dal 2 al 6 Gennaio 2013 Viaggio fotografico in Bayerischer Wald

Viaggio Fotografico al Bayerischer Wald Tierfreigelande 1 e 2

FOTOGRAFARE LA FAUNA EUROPEA

2/6 gennaio 2013 formula 4 notti 5 giorni

3/6 gennaio 2013 formula 3 notti 4 giorni

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Vi sarete chiesti qualche volta come si realizzano i servizi fotografici sugli animali? Quali sono le tecniche e gli strumenti utili al fotografo per ritrarre nel miglior modo la fauna? Ma – soprattutto – come ha fatto il fotografo ad avvicinarsi e ritrarre l’animale in una determinata posa? Il Workshop nel parco nazionale della Bayerischer Wald in Germania è studiato per rispondere a tutte queste domande. Prendere dimestichezza con il mezzo fotografico non è immediato, e tanto meno lo è la presenza dei soggetti. Avvicinare un animale richiede di conoscere le sue abitudini, i suoi movimenti; un buon fotografo deve sapere quando è il momento. Gli animali visibili nel parco sono: lince europea, lupo, bisonte europeo, gallo forcello e cedrone, cinghiale, martora e lontra. Il corso non prevede soltanto la fotografia di animali, ma anche dei paesaggi della foresta.

Difficoltà fotografica: **

Docenti: Christian Patrick Ricci e Mirko Sotgiu

Focus del travel

Questo è un viaggio ideale per chi è già in possesso delle tecniche di base, ha confidenza con tempi e diaframmi e desidera approfondire la tecnica e il linguaggio fotografico, l’uso del tele obbiettivo, la fotografia ai Mammiferi e al paesaggio.

  • Teleobiettivo: tecniche di utilizzo, testa per tele,
  • bean bags.
  • Tecnica del panning.
  • Paesaggio

Programma di viaggio

INFO ARTICOLO

mercoledì 02 Gennaio 2013

Ritrovo ore 18:00 circa presso l’hotel dove pernotteremo. Sistemazione nelle camere e cena in hotel. Dopo la cena briefing di benvenuto dedicato alla preparazione dell’attrezzatura fotografica.

giovedì 03 Gennaio 2013

Dopo colazione partenza per raggiungere l’ingresso del parco Tierfreigelander 1 che si trova a breve distanza dall’hotel. Raggiunte le principali postazioni fotografiche avremo modo di fotografare le linci, i lupi, gli orsi, i cinghiali, i bisonti e molti altri animali che si trovano in condizioni controllate all’interno di ampi spazi recintati. Ci muoveremo all’interno del parco suddividendoci in due gruppi seguendo il percorso tracciato di circa 7km fino alle 15,30 circa. Rientro in albergo, pausa periposarci e scaricare le fotografie della giornata. Cena e pernottamento.

venerdì 04 Gennaio 2013

Dopo colazione, continueremo le riprese fotografiche all’interno del Parco. Sarà possibile seguire i fotografi master o muoversi autonomamente all’interno del parco per soffermarsi in modo particolare sui soggetti preferiti individuati nella giornata precedente. Rientro in hotel verso le 16:00 per la cena. Dopo cena dedicato alla discussione sulla fotografia naturalistica e di viaggio.

sabato 05 Gennaio 2013

Dopo colazione, ci sposteremo nella zona nord del parco, nei pressi di Ludwigsthal. nel Tierfreigelande 2 Il percorso offre un differente appostamento per la fotografia di lupi. Visita al museo naturalistico “Haus zur Wildnis” e lo shop del parco, con possibilità di pranzare al ristorante. Pomeriggio dedicato nuovamente agli appostamenti fotografici. Rientro in hotel verso le 16:00 per la cena. Dopo cena dedicati a brevi cenni di post-produzione.

domenica 06 Gennaio 2013

Dopo colazione effetturemo il check-out e proseguiremo le riprese fotografiche all’interno del Parco Tierfreigelade 1 concluderemo la giornata intorno alle 14:00 per il rientro in Italia.

Attrezzatura consigliata

  • Macchina fotografica digitale
  • Zoom 70/200 o 70/300
  • Tele almeno 300 mm o superiore
  • Grandangolare
  • Cavalletto con testa
  • Moltiplicatore 1.4 o 2x

Partner tecnico

 

Quota di partecipazione

Formula 4 notti/5 giorni a fotografo: 530,00 euro in camera singola.

Sistemazione in camera matrimoniale condivisa: 490,00 euro a fotografo.

Accompagnatore non fotografo: 390,00 euro.

Formula 3 notti/4 giorni a fotografo: 420,00 euro in camera singola.

Sistemazione in camera matrimoniale condivisa: 390,00 euro a fotografo.

Accompagnatore non fotografo: 290,00 euro

Prenotazioni entro il 15.12.2012

La quota comprende:

Sistemazione alberghiera in camera doppia con servizi – Pernottamento cena e colazione.

Assistenza fotografica – Materiale fotografico e accessori – Assicurazione medico/bagaglio.

La quota non comprende

Trasferimenti da e per il Bayerischer Wald in Germania.

Trasporti – Le bevande, mance ed extra in genere – Pranzi.

Tutto quanto non espressamente indicato in “La quota comprende”.

INFO e ISCRIZIONI

Organizzazione tecnica

Nuovamente viaggi

Via Roma 41 – 28041 Arona (NO) – ITALY

Tel. +39 0322 248892 – Fax +39 0322 236787

e-mail info@nuovamenteviaggi.it – www.nuovamenteviaggi.it

NuovaMente Viaggi  S.n.c.

P.Iva 02121750034 Aut. N. 3/08 della Città di Arona del 24/04/08 e

Det. Dir. 1648/2008 della prov. di Novara del 16/04/08

-Polizza Mondial Assistance N. 173453

 

Una ferrata diversa

E’ quella delle Bocchette, sulle Dolomiti di Brenta. Di fascino selvaggio malgrado le tonnellate di acciaio con cui è stata attrezzata, di valore storico, geografico ed escursionistico. E’ del tutto immune dai difetti che oggi vengono riconosciuti alle ferrate in quanto tali? Ma il problema sta solo nelle ferrate o anche in chi le frequenta?

Testo di Sandro Bassi
Fotografie di Fabio Liverani

Entrata nell’immaginario collettivo come la ferrata delle vertigini, degli scorci cartolineschi con l’omino sempre a picco sul vuoto, la via delle Bocchette è in realtà molto più “naturale” di quanto si creda: sfrutta un autentico sistema di cenge – quei “terrazzi” fra strato e strato sulle pareti di rocce sedimentarie – che solca le dolomie del Brenta e che da tempo immemorabile era noto ai montanari e in parte percorso da cacciatori, pastori, alpinisti, cercatori di fossili e di cristalli. A partire dal 1932 – a quella data risalgono i primi lavori – le cenge (seghe nel dialetto locale, perché rendono seghettato il profilo della rupe) sono state adattate, allargate, regolarizzate, “piallate”. Come? Con piccone, scalpelli, palanchini, poi – non va negato – anche con mezzi meno nobili: esplosivo, martelli pneumatici a generatore e così via; ma erano preesistenti e sono tuttora ben riconoscibili; e il percorso, più che violentare la parete, le segue ovunque possibile. Ovvio che sono oggi attrezzate con un cavo d’acciaio fissato alla roccia ogni tot metri, come un corrimano con funzioni anche salvavita – l’escursionista vi fa scorrere un moschettone collegato all’imbraco tramite cordino – e che, ove non si poteva fare altrimenti, sono state aggiunte passerelle, pioli in ferro poggia-piedi, o anche vere e proprie scalette.

Le cenge conducono il moderno escursionista in un itinerario incredibilmente vario e mutevole, grazie alle frequenti bocchette (valichi) che immettono da un vallone all’altro. Le torri, i pinnacoli, le crode che hanno visto le pagine più gloriose dell’alpinismo dolomitico, in primis il Campanil Basso, spuntano qua è là sopra il percorso e lo rendono ancora più suggestivo. Loro, le strutture rocciose storiche, sono rimaste immuni dal ferro poiché fin dall’origine c’è stata negli ideatori di questo itinerario una sorta di coscienza ambientalista ante litteram: <I sentieri [della via delle Bocchette] non devono raggiungere alcuna vetta o seguire note vie d’arrampicata: non devono in alcun modo deturpare l’ambiente> scrivono Strobele e Castelli a fine anni ’30. C’è anche da dire che il naturalista, sulle vie delle Bocchette, oltre a scorci di immenso interesse paesaggistico, può vedere le piante rupicole più belle delle Dolomiti: il raponzolo di roccia, il giallo papavero retico (lo stesso che colonizza i ghiaioni), la linaria alpina o la celebre “enrosadira” (Potentilla nitida), fatta di un cuscinetto di foglie argentee e fiori color tramonto.

Infine la via delle Bocchette consente, oltre che di andare da un rifugio all’altro, di effettuare itinerari più o meno lunghi a seconda di una serie infinita di variabili: preparazione individuale, tempo a disposizione e atmosferico, voglia, eccetera; concatenandola con gli altri sentieri attrezzati che ne rappresentano le prosecuzioni vi si può star sopra fino a cinque giorni; il minimo è comunque uno ma quasi tutti glie ne dedicano almeno un paio. In questo senso, le Bocchette costituiscono non una “ferrata gratuita” che viola una cima più o meno brutalmente, ma un percorso con una sua logica ed un suo senso geografico.

Poi, inutile negarlo, anche qui si trovano, nelle domeniche estive di bel tempo, le code come in autostrada, le liti fra cittadini che si portano dietro anche in ferie un po’ di nevrosi metropolitana, le scene di panico di chi scopre che <c’è il vuoto>, i gridolini isterici. C’è quello che esegue pedissequamente tutte le norme di autosicura anche dove la cengia è larga due metri e si potrebbe passare in bicicletta e quello che non ha neppure il casco, che risulta forse l’attrezzo più utile. C’è lo sbruffone che deve esibire la più antipatica sicumera e l’imbranato che crea tappi mostruosi.

A chi scrive è capitato – ma fu vent’anni fa – di soccorrere un’intera famigliola in scarpe da ginnastica e senza neppure uno straccio di cordino, in pieno tratto centrale delle Bocchette Alte e con le tenebre ormai incombenti, con i due genitori seriamente provati e i due bambini altrettanto. Oggi i tratti iniziali lasciati volutamente senza attrezzature per creare una sorta di filtro selettivo, i cartelli in tutte le lingue che fanno presente l’ovvia esistenza di rischi, la maggior preparazione, fanno sì che scene del genere siano sempre più rare. Tuttavia non va sottaciuto che sulle ferrate, anche facili e perfettamente attrezzate e segnalate come questa, avvengono comunque più incidenti che sulle vie di sesto grado. Per distrazione, superficialità, inadeguatezza del materiale personale. Ma si tratta di carenze soggettive, non tanto e non solo di pericoli oggettivi. In altre parole la colpa, se di colpa si può parlare, è di chi non valuta bene i propri limiti.

Per una “personale interpretazione” delle Bocchette

Come già accennato, la Via delle Bocchette consente di effettuare una grandiosa traversata del gruppo dolomitico del Brenta ed è combinabile in vario modo con altri sentieri attrezzati al fine di compiere percorsi ad anello che rispondano ad esigenze differenti.

L’inizio classico sarebbe da nord, esattamente dal Rifugio Grostè (2438 m), tra l’altro raggiungibile con l’omonima funivia da Madonna di Campiglio (partenza dalla strada per il Passo Carlo Magno). Tuttavia riteniamo di proporre, in alternativa, la salita a piedi da Vallesinella, più affascinante e selvaggia, attraverso boschi di abete rosso e larice prima, di pino mugo poi. Malga Vallesinella (1513 m) è raggiungibile da Madonna di Campiglio con una stretta strada forestale; attenzione: i posti auto sono limitati ed in estate, quando il parcheggio è pieno, la strada viene chiusa e vi viene organizzato un servizio di bus-navette. Da qui in un paio d’ore o poco più, tramite il sentiero che passa per il Casinei (1825 m), si raggiunge il Rif. Tuckett (2272 m), incastonato in ambiente già d’alta quota, fra pareti dolomitiche e nevai semiperenni che qui chiamano “vedrette”. Negli immediati dintorni si trovano notevoli esempi di karren, manifestazioni di carsismo con lastroni solcati da fessure più o meno profonde; sono i più belli delle Dolomiti.

Dal Tuckett si risale tutta la vedretta soprastante – necessari, spesso, piccozza e ramponi – fino alla cresta dove si incontra la ferrata delle Bocchette Alte: la si segue verso destra, cavalcando lungamente una serie di picchi che sfiora i tremila metri; una facoltativa deviazione porta alla Cima Brenta, 3150 m, seconda solo alla Tosa come “tetto” del massiccio. Oltrepassato lo Spallone di Massodì (2999 m) si dia un’occhiata all’orologio e alle condizioni del tempo: da una caratteristica forcella, Bocca Bassa di Massodì, si può effettuare una “ritirata strategica” tramite il vertiginoso sentiero attrezzato “Oliva Detassis” – una serie di scalette che si buttano giù per una parete verticalissima – verso il non lontano Rif. Alimonta (2580 m). Altrimenti, proseguendo in quota, si doppia la cima Molveno e si va a percorrere il tratto più bello e famoso delle Bocchette, ricavato da un’impressionante successione di cenge tra le crode che hanno fatto la storia dell’alpinismo: Campanili Alto e Basso, Sfulmini, Brenta Alta. Arrivati alla Bocca di Brenta – forcella sospesa fra cielo e rocce – si decide: a sinistra, appena di là dalla cresta, si raggiunge il Rif. Pedrotti (2439 m); a destra, con percorso più lungo, si scende al Rif. Brentei (2182 m). Da qui con il Sentiero Bogani si torna a Vallesinella.

E’un itinerario sufficiente a farsi un’idea dell’ambiente delle Bocchette e del Brenta. Può essere ulteriormente arricchito, ma già così richiede almeno tre giorni. Pernottamento in rifugi; consigliata la prenotazione. Necessaria l’attrezzatura completa da ferrata, incluso dissipatore; indispensabile la cartina dei sentieri e magari anche una guida (in libreria se ne trovano parecchie). Sulle condizioni meteo e su quelle dei nevai, informarsi presso i gestori dei rifugi.

Oggi sono contestate da molti. Pericolose, irrispettose dell’ambiente, inutili…Ma sono tutte così?

Se è concesso un paragone ardito, le vie ferrate stanno agli alpinisti come le grotte turistiche stanno agli speleologi. Cioè male, molto male.

In linea di massima un arrampicatore, ma come lui anche un amante della montagna duro e puro, detesta il ferro sulle crode, le scalette, le ferle, i cavi d’acciaio dove prima c’erano solo rocce solcate da fessure e appigli. Allo stesso modo uno speleologo, e come lui i naturalisti in genere, mal sopporta le passerelle in cemento, le improbabili luci colorate che fanno anche crescere le alghe sulle stalattiti, i ciceroni di Frasassi. Gli uni e gli altri, dal loro mero punto di vista, hanno ragioni da vendere perché sanno e vedono quanto una montagna, o una grotta naturale, possano esser umiliate da una frequentazione umana massiccia. Si dirà – e si dice, eccome – che la loro è una concezione nazistoide della montagna, vista come patrimonio di pochi eletti che sanno scalare o scendere negli abissi attaccati ad una sottile corda di nylon, con sommo sprezzo del pericolo e soprattutto della democrazia, che vorrebbe invece – ovvio – una montagna per tutti.

In realtà le cose non stanno proprio così. La questione è assai poco politica e le ferrate, come le grotte turistiche, non sono né di destra né di sinistra.

E allora cerchiamo di fare come la nostra semplice maestra delle elementari quando ci insegnava che <capacità delle persone intelligenti è il non fare d’ogni erba un fascio>. Appunto, facciamo dei distinguo: non tra ferrate belle e ferrate brutte, affare squisitamente soggettivo, ma tra ferrate di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno, con giovamento della montagna e sacrificio modesto degli utenti, e ferrate invece con un valore: storico e culturale innanzitutto, ma anche – perché no? – escursionistico e geografico.

Tra gli esempi illuminanti per quest’ultima casistica va presa appunto la Via delle Bocchette in Brenta, che pure si trova in un area protetta (Parco Nazionale Adamello-Brenta), che pure ha avuto i suoi morti – un’altra delle critiche riguarda infatti la scarsa sicurezza delle ferrate – e che pure, di sicuro, non è esente da problemi.

Storia delle ferrate in pillole

Impossibile stabilire la data di nascita della prima ferrata: in un certo senso potrebbe essere il 1492, con la salita <mediante castello di scale> della vetta dell’Aguille da parte di Antoine de Ville, ciambellano di Carlo VIII; in senso lato accorgimenti vari per agevolare la percorribilità di rupi con strutture fisse sono noti fin dall’antichità, pare fin dal Paleolitico, e persistono ad esempio nei camminamenti attrezzati dai pastori con tronchi di ginepro sul Supramonte sardo. Nell’Ottocento i cavatori apuani avevano già realizzato percorsi espostissimi, su creste o su vere e proprie pareti, utilizzando fittoni, passerelle, mancorrenti, o intagliando gradini sulla roccia viva a colpi di piccone, il tutto per collegare cave anche abbastanza distanti tra loro.

In senso moderno la prima <via alpinistica ferrata> è quella sul Hoher Dachstein, in Austria (1843). In Italia – ma all’epoca era Impero austro-ungarico – è quella della cresta della Marmolada di Penia (1902). La Grande Guerra vide, soprattutto in Dolomiti, la realizzazione di ferrate a scopo militare che oggi sono state in parte ripristinate: a puro titolo di esempio, fra le più consigliabili, si possono citare la Cresta del Costabella, a nord del passo San Pellegrino, quella del Col di Lana e quella, tecnicamente più impegnativa, “delle Trincee” sulla cresta del Padon, a nord della Marmolada. Al ’37 risalgono i primi lavori per la via delle Bocchette, ripresi nel dopoguerra – ci lavorò anche il mitico Bruno Detassis, alpinista di serie A e per anni gestore del rifugio Brentei – e terminati nel ’53. Ma come per molti altri interventi a scarso rispetto ambientale, furono gli anni ’60 e ’70 quelli dell’abuso. Di recente Mountain Wilderness ha compilato un censimento, in cui compaiono ferrate davvero poco compatibili con la tutela delle montagne e del paesaggio, non contestualizzate nel territorio e prive di qualsiasi valore storico e anche escursionistico che non sia quello, “gratuito” e anacronistico, del salire con ogni mezzo per raggiungere una cima. Non è però il caso delle Bocchette.

 

Dal 2 OTTOBRE 2012 Corso base di fotografia digitale a Faenza (Ra)

Corso base di fotografia digitale

Scuola di disegno T. Minardi Faenza, in collaborazione con M.I.C (Museo Internazionale delle Ceramiche)

Focus del corso
Questo è un corso ideale per chi desidera imparare a fotografare e non ha particolari conoscenze tecniche.
il corso partirà dalle nozioni elementari fino ad arrivare alle tecniche più avanzate come l’impiego di uno o più flash e della luce continua. Saranno trattati inoltre il linguaggio fotografico, la composizione e la lettura dell’immagine.

Attrezzatura base consigliata:

  • Macchina fotografica reflex.
  • Compatta con possibilità di gestione manuale

Programma

MARTEDI 2 – 10
Fotocamere: come funzionano, i modelli, tempi e
diaframmi e principali funzioni. Settagi. Tipi di file
fotografici.

GIOVEDI 4 – 10
La coretta esposizione, leggere l’istogramma, la
sensibilità del sensore. Ottiche.

MARTEDI 9 – 10
Il bilanciamento del bianco, il colore della luce,
composizione.

GIOVEDI 11 – 10
Prove pratiche in aula.

MARTEDI 16 – 10
Visione delle immagini, commento e principi di
composizione

GIOVGEDI 18 – 10
Il flash, luce di riempimento, ambiente flash, flash
in manuale e in t.t.l.

MARTEDI 23 – 10
Principi di post produzione, ottimizzare un file raw.

GIOVEDI 25 – 10
Il Linguaggio fotografico e ripasso degli argomenti
in base alle necessità del gruppo.

MARTEDI 30 – 10
Uscita pratica nel centro di Faenza.

MARTEDI 6 – 11
Visione delle immagini, commenti, lettura
dell’immagine fotografica. Chiusura corso.

IL PROGRAMMA POTRÀ SUBIRE VARIAZIONI IN BASE ALLE ESIGENZE DEL GRUPPO

Docenti:

Fabio Liverani

Partner
Nikon School

Partner tecnico

Quota di partecipazione:

Costo del corso per 10 lezioni euro: 190, 00

Scadenza prenotazioni:

Entro 10gg dalla data del corso.
Superata la data di scadenza la quota può subire variazioni di prezzo.

Cosa comprende:

- Corso di fotografia
- Prova attrezzatura Manfrotto, Gitzo. lastolite, Nikon
- Dispensa
-utilizzo di luci e atrezzature durante le lezioni e le uscite

Lezioni:

- Scuola di disegno T. Minardi, Via Ughi, 3 Faenza
- dalle 20, 30 alle 22, 30 martedì e giovedì

 

INFO e ISCRIZIONI

Fabio Liverani

fabio@photofarm.it

tel 0547 1902145 cel. 347 9425616

 

 

 

Dal 8 al 14 Luglio 2012 Matera i Sassi e i falchi. Reportage geografico naturalistico

Viaggio fotografico a Matera, una delle città più affascinanti del mondo, con una colonia di falchi grillai di oltre 1.000 coppie, unica in Europa, patrimonio dell’umanità UNESCO vanta gli affreschi più antichi del mezzogiorno…

8 /14 Luglio  2012

Pensione completa in bed and breakfast fra i Sassi, pranzi e cene in ristoranti tipici alla scoperta dei meravigliosi prodotti enogastronomici locali.

Matera (Matàhr in dialetto materano), è un comune di 60.392 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia e seconda città della Basilicata. La città è nota in tutto il mondo per gli storici rioni Sassi, riconosciuti nel 1993 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO (primo sito dell’Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento).
Un unicità europea di Matera, soggetto del nostro workshop, è la colonia di falchi grillai, Falco naumanni che con circa mille coppie nidifica nei famosi Sassi. Non esiste un’altra colonia di rapaci in nessun centro storico d’Europa, i falchi volano sopra Matera, nidificano sotto i coppi, dietro i monumenti in un connubio strabiliante fra natura, architettura, storia e antropologia.
Le chiese rupestri vantano gli affreschi più antichi del mezzogiorno italiano.

Docenti: Fabio Liverani

Focus del corso

Questo e un corso ideale per chi e gia in possesso delle tecniche di base, ha confidenza con tempi e diaframmi e sa esporre correttamente leggendo un istogramma.

Scopo principale del workshop è la realizzazione da parte dei partecipanti di un reportage geografico naturalisstico completo, un racconto fotografico in stile giornalistico, che comprenda le peculiarità di una delle città più affascinati del mondo: Matera.

TEMI TRATTATI
-Teleobbiettivo.
-Street e reportage.
-Radiocomando.
-Reportage geografico naturalistico.

Programma di viaggio

Domenica 8 luglio
Ore 15 – 18 arrivo dei partecipanti briefing, sistemazione nelle camere. Cena.
ESCURSIONI FOTOGRAFICHE
Le escursioni fotografiche nello specifico e nel dattaglio saranno organizzate e stabilite in loco in base alle condizioni metereologiche e di luce presenti e sopratutto in base alle esigenze del gruppo.
Decideremo insieme quando privilegiare i falchi, i paesaggi, le chiese rupestri ecc. in base allo svilupparsi delle riprese stesse e naturalmente in base al movimento e alla reperibilità dei vari sogetti di maggior interesse.
Sabato 14 luglio
escursione, pranzo , chiusura del workshop, partenza degli ospiti.

Attrezzatura consigliata

Macchina digitale reflex.
- Flash.
- Ottiche normali, grandangolari , tele.
- Abbigliamento idoneo per un ambiente molto caldo, si raccomanda un beretto e crema solare.
- Scarpe comode.
- Zaino, borraccia indispensabile.

Partner tecnici

 

Quota di partecipazione

EURO 1.120, 00

La quota comprende:

Sistemazione in B. & B. in camera doppia o tripla con servizi – Pernottamento  pranzo cena colazione.

Assistenza fotografica – Materiale fotografico e accessori in prova– Assicurazione medico/bagaglio .

La quota non comprende:Trasferimenti da e per Matera. Eventuali spostamenti locali in auto o mezzi pubblici.

Bevande, mance ed extra in genere.

Ingressi a chiese rupestri e musei.

Tutto quanto non espressamente indicato in “La quota comprende”.

INFO e ISCRIZIONI

Organizzazione tecnica

Travel Zone di Fucchi Brunella
Viale Matteotti  265
47523 Cesena - Italy
Tel. 0547 603014  Info@travelzone.it

Fotografare è esprimere

di Fabio Liverani – tratto da Ev-magazine

Pensare che la fotografia sia la semplice riproduzione della realtà è affare assai arduo. Se ci scrolliamo di dosso questa idea, possiamo iniziare a pensare che la fotografia in quanto realizzata da uomini è un interpretazione di quello che è la realtà. Quest’ultima – l’interpretazione – può tradursi in modi differenti che dipendono dal contenuto, il fruitore e da chi colui che sta esprimendosi. Esistono, come le idee, modi diversi di interpretare la stessa realtà attraverso le immagini. Come tutti i mezzi di comunicazione la fotografia ci regala l’opportunità in un linguaggio universale di documentare, narrare, stupire, emozionare. Chiaramente chi si pone davanti ad una fotografia deve saper fin da subito che quello che sta osservando, se non contestualizzato può avere valori interpretativi ben differenti. Questo perché una fotografia può mostrare lo stesso oggetto, grazie ad espedienti tecnici e l’idea del fotografo, in modi diversi e in un certo verso riprodurlo per fisicamente quello che è realmente o totalmente reinventarlo. Finché un soggetto è fisico per il fruitore è immediata la distinzione di un soggetto reale, da quello che può essere una totale interpretazione artistica dell’autore. La difficoltà di lettura o se volete di realizzazione, di un’immagine incorre quando il “soggetto” diventa un’azione o un concetto. Per semplificare quello che voglio illustrarvi, prendo ad esempio una bottiglia di vino. Il prodotto delle vigne può semplicemente essere raffigurato come la fotografia di una bottiglia, piuttosto che l’immagine contestualizzata della bottiglia con la vigna che ne ha prodotto il contenuto, questa sarà un’immagine documentale, la pura interpretazione della realtà per come è, ideale nella realizzazione di un catalogo di vini.

Invece nel caso vogliamo illustrare un concetto, occorre un livello più alto di espressione. Occorre mediare con il fruitore, attraverso immagini, che ritraendo elementi reali possano far interpretare per esempio il concetto di “vino buono” o ancor più difficilmente la tipologia del vino. Stiamo attraversando il confine che porta dalla fotografia documentale a quella che pur sempre reale, sviluppa un concetto. Nel caso di un vino possiamo portare l’esempio, di queste pagine, di come le condizioni climatiche possono variarne la qualità. Le nebbie, ci fanno capire che il territorio subisce periodi di inversione termica e forte umidità, l’aspetto collinare del luogo ci suggerisce la direzione dell’esposizione al sole e alcune possibili caratteristiche del terreno dove sorge della vigna. Per un lettore avvezzo alla viticultura questo tipo di immagine esprime molti concetti e informazioni sul possibile gusto e la qualità di un vino. A sua volta anche per un inesperto, le suggestioni delle nebbie e le luci morbide possono suggerire un concetto di gusto e se non altro come viene coltivato. Per il fotografo esprimere le qualità del vino, evitando di fotografare semplicemente la bottiglia chiaramente impone, uno studio del prodotto, della vigna, del contesto geografico e non meno importante la storia e come viene prodotto.

Gli stessi concetti per puro assurdo possono essere espressi in modo totalmente diverso e molto più creativo, eliminando tutto ciò che può essere reale, cosa che spesso fa la pubblicità. Si potrebbe esprimere come un vino sia di alta qualità, fotografando non più il vigneto, ne il suo produttore, nemmeno le botti, ma per esempio ricostruendo una scena storica di eventi mondani del settecento, portando il “lettore”, in certo modo a pensare, che i nobili di quel periodo certamente non avrebbero mai bevuto un prodotto di bassa qualità. In quest’ultimo caso sicuramente la mia espressione non è stata ne documentaristica (la semplice fotografia della bottiglia), neppure interpretativa della realtà (le nebbie, il tramonto e la vigna), ma totalmente di pura invenzione, in un certo verso finzione, funzionale nel comunicare la qualità del nostro vino e magari portare il fruitore ad acquistarlo.

Dal 9 al 10 Giugno 2012 Workshop Tritoni, lo stagno. Corso avanzato macro

Tritoni, lo stagno e l’uso delle vaschette. Corso avanzato macro

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Una delle tipologie di riprese naturalistiche più contestate, discusse e delicate è quella dello spostare momentaneamente una specie dal suo habitat per inserirla in un contesto di terrario o acquario per realizzare riprese diversamente impossibili o quasi… Pensate al magico micro-mondo dello stagno con acque torbidissime con fondali bassi e fangosi, come si possono effettuare riprese delle fasi salienti dei suoi abitanti, come ad esempio gli anfibi aplicando queste strategie?

In questo Workshop inpareremo ad impiegare le “vaschette” senza arrecare danno alle specie o all’habitat, lavorando direttamente sulle sponde dello stagno.

Focus del corso

Questo è un corso ideale per chi è già in possesso delle tecniche di base, ha confidenza con tempi e diaframmi e sa esporre correttamente leggendo un istogramma, ha un minimo di pratica nell’uso del flash e desidera approfondire la tecnica della macrofotografia, nello specifico quella agli anfibi, in particolare alle riprese “subaquee” ricostruendo un habitat in apposite “vaschette”.

  • Fotografia macro specialistica
  • riprodurre un habitat
  • uso dei flash, ripresa multi flash
Programma

VENERDI 3 GIUGNO

Chi proviene da lontano e desidera il pernotto del venerdi supplemento euro 32,00 colazione del sabato compresa

SABATO 4 GIUGNO

- Ore 8,30 arrivo dei partecipanti presso rifugio Asqua, Camaldoli – Ritiro del pranzo al sacco, introduzione al corso e partenza per l’escursione fotografica dedicata alla macrofotgrafia naturalistica generica.

-Cena

-Visione delle immagini e discussione delle stesse

DOMENICA 5 GIUGNO

- ore 8 colazione, introduzione ai temi della giornata e partenza per la giornata dedicata interamente alle vaschette.

-Rientro dei partecipanti all tramonto.

Partenza degli ospiti, cena (non inclusa per chi desidera fermarsi).

Attrezzatura base consigliata:

- Macchina digitale reflex ottica macro o equivalente
- Flash
- Cavalletto
- Abbigliamento idoneo
- Scarpe da trekking

Docenti:

Fabio Liverani

Partner
Nikon School

Partner tecnico

Quota di partecipazione:

Costo del corso per 2 giorni 215, 00 euro

MInimo 6 massimo 10 partecipanti

Scadenza prenotazioni:

Entro 15gg dalla data del corso.
Superata la data di scadenza la quota può subire variazioni di prezzo.

Cosa comprende:

- Corso avanzato di fotografia- Prova attrezzatura Manfrotto, Gitzo specifica.
- prova ottiche Nikon (macro 105 mm. -60 mm.
- Pernottamento, cena acqua e vino comprese, colazione pranzo al sacco.
- Pernotto in Rifugio

Non comprende:

- Pranzi, bevande e extra
- Trasferimento al punto di partenza del programma e trasferimenti locali
- Tutto ciò che non è citato in “comprende”

INFO e ISCRIZIONI

Organizzazione tecnica

Associazione culturale Viaterrea

http://www.viaterrea.it/