6 Aprile 2013 Corso Avanzato post produzione Capture NX2


Corso AVANZATO  Capture NX2

6 Aprile  2013 – MILANO
Tecniche avanzate di post-produzione con il software di elaborazione RAW Nikon Capture NX2. Capture NX2 offre i più moderni tool di post-produzione RAW del mercato. Il corso prevede l’uso degli strumenti avanzati del workflow tipico utilizzato dai fotografi professionisti.

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Focus del corso
Utilizzo e configurazione del Picture Control

  • Uso corretto del controllo immagine (Picture control)
  • Picture Control Utility
  • Personalizzazione dei parametri colore/curve della macchina fotografica (Nikon)
  • Settaggi base per la riduzione del rumore

Regolazioni di base (Gestione del colore)

  • Utilizzo degli step e fusioni.
  • Lavorare selettivamente

La tecnologia U-Point

  • Utilizzo degli U-Point
  • Utilizzo degli strumenti di selezione con gli U-Point

Tecniche di riduzione rumore.

Gestione dello sharpen

  • I vantaggi dello Sharpen e come utilizzarlo.
  • Unsharp-mask e Hi-pass
  • Capture, Creative, Output Sharpen

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Fotografi docenti:
Christian Patrick Ricci – Mirko Sotgiu
Nikon School si avvale di docenti appassionati, contraddistinti da un elevato grado di professionalità e capaci di condividere al meglio le proprie esperienze e la propria cultura fotografia. Essi, fotografi professionisti di riconosciuto valore, esperti da anni della propria materia e contraddistinti da un’ottima capacità didattica e comunicativa, ricercheranno costantemente l’interazione ed il confronto con i propri “studenti”, al fine di offrire le soluzioni migliori alle più svariate necessità correlate alla fotografia digitale. Lasciatevi coinvolgere dalla loro passione, dalla loro competenza, dalle loro immagini, dalla loro storia.

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Requisiti minimi:

Computer portatile con Capture NX2 installato (Mac o PC). – Si può utilizzare la trial version (win) – (mac) o acquistarlo
Alcune immagini RAW da elaborare
Conoscenze base di Capture NX2 oppure partecipanti del I Livello.

Durata del corso:

In aula: 8h due sessioni da 4 ore mattino e pomeriggio.
Ritrovo ore 9:00 – inizio corso 9:30 – fine corso ore 18:00

Sede del corso

Hotel Raffaello
Viale Certosa, 108  20156 Milan, Italy

Quota di partecipazione

Costo del corso: 190€

La quota comprende:

Corso Capture NX2
Pranzo a buffet

La quota non comprende:

Trasferimenti da e per la sede corso
eventuali pernottamenti e cene.
Attrezzatura informatica e fotografica
Software.

INFO e ISCRIZIONI

Ottimizzare la stampa gli ingrandimenti

Ottimizzare la stampa per gli ingrandimenti.

procedimenti sui file digitali.

 

Sicuramente prima o poi ad ognuno di voi capiterà o è gia capitato di dover ingrandire un file per la stampa.
Tenendo conto, per esempio, che un sensore da 12Mpix mi restituisce nativo un file a 300 punti per pollice di 36cm x 24 cm è chiaro che per ottenere alla medesima risoluzione in punti una stampa 50×70 occorre ingrandire l’immagine.
E’ facile ingrandire, ogni software di elaborazione e/o post-produzione offre questa possibilità ma siamo sicuro che non esiste un metodo migliore che adoperare il semplice “ingrandisci”?

Quello che accade normalmente è che il software utilizza un algoritmo chiamato “interpolazione” per creare tutti quei pixel che nel file originale non esistono. Ingrandendo l’immagine chiaramente si creeranno dei nuovi pixel che in qualche maniera andranno riempiti con informazioni che in realtà non esistono.
L’interpolazione non fa altro che calcolare i nuovi pixel creati dall’ingrandimento fornendogli informazioni sui colori di quelli adiacenti. Ingrandendo il file il risultato che si ottiene, come succedeva per forti ingrandimenti in pellicola è un rapido deterioramento dei dettagli, che in effetti non sono mai esistiti. Tutti i difetti dell’immagine, es il micromosso diventano molto più evidenti. Quindi guardando una stampa sempre dalla stessa distanza ci accorgeremo che la verione non interpolata è decisamente più dettagliata di quella intermpolata con il semplice “ingrandisci” o per chi usa Photoshop “dimensione immagine”.
Esiste un metodo molto semplice che offre la potenzialità di ingrandire l’immagine con una minore perdita di dettaglio o meglio l’immagine appare più nitida.
Se l’interpolazione “Bicubica” di Photoshop offre risultati apprezzabili, salendo di ingrandimento questo viene sempre meno. Un piccolo trucco è quello di ingrandire per passi.

Procedete come segue.

Ingrandite l’immagine a percentuale di un 110% (da farsi con immagini che viste al 100% di ingrandimento non presentano difetti tecnici quali micromosso, sfuocato, forte rumore).
C’è chi a questo punto agisce con un passaggio di “sharpen” o “contrasta” e nuovamente ripete la procedura di ingrandimento al 110%. In questo modo possiamo permetterci 3 o 4 passaggi senza forti degradazioni.

 Sono presenti in commercio dei plug-in per Photoshop più o meno potenti che sfruttano questo metodo o di più complessi.Il primo che voglio segnalarvi è DOPUpsizing lo trovate seguendo questo
link: http://handbook.outbackphoto.com/section_photo_tuning_filters/index.html

Sicuramente il più potente è Genuine Fractal ora chiamato Perfect Resize 7 dal costo tutt’altro che proibitivo e testabile per 30 giorni.

Il peso dell’immagine. L’equilibrio nell’immagine fotografica in chiave ironica

Spesso la composizione e’ davvero il mezzo migliore che un fotografo ha a disposizione per mostrare la complessita’ della vita; la struttura di un’ immagine puo’ suggerire la forma che diviene bellezza. (Robert Adams)

Di Fabio Liverani e Mirko Sotgiu

ph_fabio_liverani (27)L’inquadratura, lo spazio che delimitiamo con la fantasia , meglio con l’inquadratura stessa ha una parte alta e una bassa. Un oggetto pesante si dirige sempre verso il basso e maggiormente è pesante prima arriva… provate a far cadere dall’asse un ferro da stiro!

Una banalità? No, non è così banale se trasferiamo il concetto e impieghiamo questo come metafora di armonia compositiva. Colori, forme e luci hanno un peso: se noi li posizioniamo nella parte giusta, sempre che vogliamo seguire le regole dell’inquadratura otteniamo l’armonia ideale per comunicare il senso di “lettura” dell’immagine a chi ne usufruice. Esempio il nero pesa molto, il rosso anche, la parte di maggior peso attira l’occhio, ad esempio un punto rosso nell’inquadratura dovrebbe essere messo in una posizione rilevante, come uno dei punti di forza. Maggior peso è metafora di maggior visibilità e comunicazione! Nelle immagini di solito ricerchiamo equilibrio, nuovamente la metafora del peso. Se mettiamo troppo peso da un lato la nostra immagine ruota, o meglio è squilibrata, come lo scrivente, ma questa è un’altra storia. Nell’immagine non tutte le posizioni possibili del soggetto o degli elementi di sfondo hanno la stessa importanza. Le immagini solitamente le leggiamo dall’alto in basso e da destra a sinistra (teoria valida per l’occidente, ma l’altro autore che scrive è mancino quindi…… ).
felce_ph_fabio_liverani_(01)L’occhio, chissà perché, viene attratto anche da diagonali, nel caso di occhi maschili anche da alcune tipologie di curve, qui entreremmo nel capitolo del ritratto e non della fotografia naturalistica, quindi tralasciamo! Il centro del fotogramma cioè dove quasi sempre i principianti mettono il soggetto è una sorta di super semplificazione di questa ricerca armonica: interpretano il centro come armonia, mettono lì il soggetto per metterlo semplicemente al centro dell’attenzione la loro ma non quella del “lettore” che agli effetti non ha provato alcuna emozione se non quella che noi cerchiamo di trasmettergli. Ma, il soggetto è davvero importante oppure di solito non funziona! Armonia, equilibrio, simmetria contro: asimmetria, moto e squilibrio. Entrambe possono funzionare… ma tutto deve seguire almeno alcune o una delle regole della composizione. Una buona padronanza dei terzi, della regola aurea (lo sbilanciament o su un punto nodale dei terzi) può col tempo suscitare il vero estro creativo di ogni fotografo portandolo fotografia e viaggio dopo viaggio e eludere quello che per molti sono regole ferree, migliorando e comunicando ancor di più le proprie emozioni.

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Nella felce l’equilibrio è dato dalla simmetria. Nell’orchidea il grande peso dell’orchidea stessa è bilanciato dalla massa di colore sfuocata dall’altro lato.

Nell’immagine della spiaggia, maglietta e aquilone si equilibrano a vicenda.

Cinque modi di fotografare.

Di Fabio Liverani

L’utopia, che significa non qualcosa di “irrealizzabile”, ma qualcosa che “non si è ancora realizzato”, il sano impulso a non rassegnarsi allo stato di cose vigenti, e io mi considero anarchico fin dagli anni in cui sono entrato nell’età della s/ragione… e continuo a esserlo, perchè l’anarchismo non è un partito a cui aderire o un’ideologia da abbracciare, bensì un modo di vivere, di rapportarsi con il prossimo, di anteporre la dignità alla convenienza…

(Da Intervista a Pino Cacucci di Rita Cenni)


I modi di fotografare sono pressoché infiniti, ne analizziamo qui alcuni fra i più percorsi nell’ambito della fotografia naturalistica…

1 La “caccia” alla fotografia più bella (bella?). Il “concorsista”. Il delirio più grande: applicare alla narrazione, perché la Fotografia è narrazione, il metro e i canoni dello sport. Se si accetta questo metro la fotografia perde il suo significato, non è più narrazione, non è più comunicazione o se volete “emozione” ma diviene competizione. Una competizione giocata in terreni di gioco diversi fra loro, con mezzi tecnici diversi fra loro, in condizioni diverse fra loro. Le giurie spesso sono di foto amatori, amatori che giudicano amatori! Competenze naturalistiche? Caliamo un velo… basta rammentare la “bufala” del lupo che salta i cancelli come i canguri, invece di strisciarci sotto come i suoi simili… La fotografia diventa qui ambita preda, trofeo di caccia da appendere, competizione da vincere con tutti i mezzi leciti e non, come l’italica società insegna.

2 Il collezionismo, desiderare un oggetto, un qualcosa… un immagine di un soggetto nello specifico, non per quello che rappresenta ma per soddisfare un senso di possesso, la fotografia qui non viene “fatta” o “eseguita” ma viene “catturata” con istinti predatori. Un po’ come certi uomini fanno con le donne, o viceversa. Il soggetto fotografato non è capito, non è il fulcro della narrazione, è catturato, è violentato e abbandonato, in senso concettuale, e di conseguenza diretta perde di interesse immediatamente dopo essere stato “catturato” – “conquistato.

3 La fotografia per la scienza. Qui l’estetica, la comunicazione, la grammatica dell’immagine, l’emozione, il racconto e quanto di più nobile ha dentro di sé la fotografia è buttato fuori a calci come un cane in chiesa. Questa fotografia definita “utile” corteggia la prostituta più maltrattata della nostra così detta società civile, cioè la scienza stessa. La scienza partorì una figlia, la tecnologia che si sposò immediatamente con il sistema merceologico dimenticando da dove proveniva per generare bisogni inesistenti e lodare il dio denaro. Il concetto che ne vien fuori è bestiale, anche se va detto che le bestie sono abbastanza sagge da non cadere in aberrazioni esclusive dell’animale umano.

4 C’è anche chi fotografa per i fatti suoi, speso è una persona normale, che trova nella fotografia interessi, fonti di riflessione e sentimenti che sono degni di ogni rispetto e nobili espressioni dell’animo umano. Queste simpaticissime persone tuttavia non possono essere definite “fotografi” ma sicuramente sono la specie più rara del mondo foto-amatoriale soprattutto quando non cercano di riprodurre foto più o meno note, ma percorrono un proprio sentiero stilistico.

5 l’artista, ecco che entriamo in un campo minato, la fotografia come forma d’arte, il punto è come distinguere le une dalle altre. Per capire questo ho fatto una breve intervista a Claudio Marra ( Storico della fotografia DAMS Bologna, saggista scrittore esperto di fotografia artistica) ma dopo varie divagazioni non si è capito come si distingue, pare che determinante sia il “linguaggio” ovvero il linguaggio deve essere di maggior interesse, rilievo e avere più importanza del soggetto. Quindi se volete fare gli artisti niente soggetti importanti, anzi scattate a caso foto ad un tombino, magari vi si spalanca l’olimpo dell’arte o più probabilmente vi ricoverano per demenza. Lasciamo queste forme dubbie di arte ai ricchi annoiati che frequentano le aste di Christie’s e simili e proseguiamo con cose più serie. (Arte e fotografia se ne è parlato in: sasso nello stagno Oasis n° 176 giugno/luglio 2008)

Allora questa fotografia come dovrebbe essere? La parola fotografia deriva da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis). Fotografia significa quindi scrittura (grafia) con la luce (fotos), ma questa terminologia non esprime più il concetto, o meglio funzionava agli albori della fotografia, oggi dopo migliaia di chilometri di pellicole esposte, deliri digitali, sensori e affini la fotografia è diventata una cosa molto diversa da quello che era quando è partita e la sua evoluzione, più tecnologica che culturale, gli ha “invecchiato il nome”. Il percorso più interesante delle immagini fotografiche è il “logos” (discorso), quindi fotologia, (discorso con la luce), raccontare diventa la chiave, diventa l’espressione. La narrazione per immagini prevede certamente un approccio più approfondito, sia alle tecniche sia al linguaggio e non meno alla conoscenza del soggetto e del luogo ma proietta la nobile arte del raccontare in una dimensione più elevata e autentica. Con una fotocamera al collo abbiamo in mano le chiavi di un mondo, perché rimanere in anticamera?

Foto:

Una giovanissima natrice dal collare, (Natrix natrix) avanza verso la fotocamera, e i girini che se ne stanno alla sua ombra, opportunamente piazzata in acqua su un treppiede e comandata a distanza via cavo usb.

Nikon D 300 12 – 24 mm in custodia Easydive Leo II con pulsantiera di comando a distanza.

Un immagine dal forte spessore narrativo, contestualizzata nell’ambiente.

Consigli su come fotografare in autunno

Se il sonno è inverno e la primavera è la nascita, e in estate è la vita, poi in autunno le tornate ad essere di riflessione. E ‘un periodo dell’anno in cui le foglie sono il basso e la messe è in e le piante perenni sono esaurite. Madre Terra appena chiuso il drappeggi su un altro anno e sarà il momento di riflettere su ciò che è venuto prima.
Mitchell Burgess

di Mirko Sotgiu

Non c’è come la stagione autunnale per ricercare un’immagine rilassante e di riflessione. Come la primavera l’autunno regala uno dei momenti, in cui la natura offre i suoi migliori colori (restando alle nostre latitudini).  Il bello di questa stagione è che il suo colore più acceso dura poco, specie in montagna, basta un anticipo di stagione, freddo intenso, tormente, forti perturbazioni che i nostri boschi perdono subito il loro fascino. Il soggetto più facile da incontrare in questa magica stagione sono le foglie che cadono e cambiano colore.  Netta è la dominanza di rossi, gialli e arancioni, che in fotografia risultano molto forti e per questo bisogna stare molto attenti nelle inquadrature, ricordiamo che il rosso è un colore dominante che attrae molto l’attenzione dell’osservatore.

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Proviamo a giocare con i colori, basta camminare in un bosco, magari vicino ad un torrente per trovar foglie posate sul greto o l’erba a far da contrato con toni dal giallo al grigio.  Il bosco visto da lontano è un caledoscopio di forme e colori, le piante di specie differenti assumono colorazioni diverse, dal rosso dei faggi al giallo delle betulle, creando il cosidetto machiage.

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Cambiamo punto di vista: troppo spesso vedo fotografare in posizione eretta, otterremo sempre foto di uguale prospettiva, proviamo ad abbassarci fino a coricarci sul terreno. Da questa posizione e con obbiettivi sia tele che grandangoli potremo concentrarci sulla vita alla base del terreno, dove si posano tutte le foglie. Quello che può sembrare un omogeneo tappeto in realtà è una serie di forme e forme che sporgono dal terreno.

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Giochi con l’acqua; possiamo giocando con i tempi lunghi, creare degli effetti, con le foglie che viaggiano portate dalla corrente del fiume. Le frequenti piogge di questa stagione aiutano a trovare piccoli rigagnoli d’acqua che si insinuano fra il tappeto di foglie ormai cadute.

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Il controluce: non c’è come questo periodo in cui le foglie diventando più esili e chiare. Non rimane che giocare  con la luce del sole come retroilluminazione, sia che stiate a testa in su, che in piedi, potrete trovare inquadrature in cui il soggetto, la foglia, possa essere attraversata dalla luce solare.

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I tramonti autunnali: E’ un parere personale, ma le migliori foto di tramonto le ho sempre realizzate in questa stagione. Spesso le nubi serali sono attraversate dalla luce del sole dal basso e il colore rosso è estremamente intenso, quindi perchè non giocare con queste luci e realizzare immagini dai toni caldo dal pastello al rosso intenso?

Sanmartino

Textures e patterns

di Mirko Sotgiu

alberi_groaneLe texture e i pattern si possono vedere in molte immagini fotografiche, raramente sono il primario elemento di disegno in un’immagine di paesaggio. Questo probabilmente perché il loro impatto è più esile rispetto ai contrasti dei toni, il colore e le linee oblique.

Le texture (o trame) possono avere una buona capacità di attrazione in una fotografia, magari non primaria, ma sicuramente un secondo punto di interesse visivo per un osservatore più attento.In alcuni dei miei corsi spiego che differenza ci sia fra una texture e un pattern, molti sono perplessi circa le differenze, quindi una breve definizione sarà utile. La texture suggerisce qualcosa sulla struttura dell’oggetto fotografato, l’osservatore è completamente dipendente dagli indizi visivi che il fotografo ha “ritagliato”.

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Una trama nuvolosa, una roccia morbida, liscia o ruvida. Senza poter toccare l’oggetto il fruitore dell’immagine può solo capirne la qualità da quello che il fotografo lascia vedere.

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Dal momento che ci riferiamo a trame, normalmente si tratta di piccole aree di soggetti più grandi, una buona luce con angolo radente può svelare la complessità dei rilievi. Più la luce sarà diretta, perpendicolare più la texture sarà morbida, liscia con meno dettaglio.

f_liv_tambopata (228)Il pattern (letteralmente il motivo) è un elemento che si ripete costantemente nell’immagine per tutta l’inquadratura. Una costante visiva basata sulla ripetizione che da all’osservatore la sensazione che stia vedendo solo una parte di una superficie e che il soggetto continui nella fantasia al di fuori della cornice dell’inquadratura. Ecco perché per avere un buon impatto visivo di un pattern occorre che l’intera ripetizione non abbia discontinuità e cornici all’interno dell’inquadratura.

In ogni modo per suggerire un modello occorrono due o più elementi visibili e che si ripetano con forme simili in lunghezza, altezza. Pattern di forme invariabili realizzano una rappresentazione più statica.

Scopo di realizzare patterns o textures è quella di evidenziare un dettaglio naturale, e gradevole. Per realizzarli bisogna pensare ad una ripetizione in scala, elementi di piccole dimensioni devono essere interpretati come tali quindi per esempio, se desideriamo mostrare la trama di una corteccia occorrerà evitare di fotografare la foresta che gli sta attorno cosi da escludere elementi che disturbano la trama distogliendo lo sguardo.

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Non rimare che provare, occorre avere un buon occhio verso i dettagli, se fate attenzione noterete come in natura, forme geometriche, foglie, tappeti d’erba e felci, radici, rocce, sabbie, si ripetano. Tutto ha una sua superficie particolare, pensare a sabbie, striature delle rocce per delle texture, o i pattern che creano le piume di un uccello piuttosto che il disegno frattale delle vene di una foglia o
goccie d’acqua.

Fotografo naturalista sarà lei!

E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta
si ritrovano sul molo con sorrisi da cruciverba
a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi
e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi
e si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni
contro ogni sorta di naufragi e di altre rivoluzioni
e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni

Fabrizio De Andrè Parlando del naufragio della London Valour 1978

“Fotografia naturalistica” è un termine è ambiguo e poco specifico: in italiano non esiste l’equivalente del termine anglosassone wildlife photographer, (fotografo della vita selvaggia), ed inoltre tale attività è considerata una nicchia inferiore, dal punto di vista creativo, ad altri generi fotografici come ad esempio la rappresentazione della figura umana, il reportage sociale e la moda. Un volta mi son sentito dire: “beh, cosa ci vorrà a fotografare un oggetto che sta fermo. Invece, un airone in volo, un insetto su un fiore… questo sì che è difficile!”

Non è vero!

La fotografia di natura è sì parzialmente relegata in una nicchia a parte e non gode della stessa ammirazione o stima di altri generi, e forse con ragione! Intanto è un genere, nel belpaese, tipicamente amatoriale, con poche eccezioni, inoltre non è esattamente il genere fotografico più creativo. Posizionare e studiare le luci per realizzare still-life, o realizzare ritratti è molto, ma molto difficile, più di quello che un fotografo naturalista può immaginare. Vero anche il contrario, ma un buon ritrattista accompagnato da un naturalista saprebbe realizzare ottime foto di animali, un fotografo specializzato in still-life mettetelo in esterni e se è bravo rimarrete stupiti da come saprebbe impiegare e sfruttare la luce, abituato a barcamenarsi con flash, luci continue, kelvin, ombre e riflessi. Provocazioni a parte, la differenza fra un fotografo naturalista ed un altro specializzato in altri temi è fondamentalmente una: al primo viene richiesta principalmente una cultura fotografica, al secondo maggiormente una cultura naturalistica, per ovvie ragioni. Da qui nasce il “problema”: decine di fotografi naturalisti con ottime competenze in scienze naturali che un po’, a volte molto, hanno tralasciato di studiare la fotografia, quella sociale, pubblicitaria, artistica, e perché no, anche quella commerciale. E questo è un problema. Credo sia molto utile, per progredire tecnicamente e creativamente andare a studiare questi altri settori e ancora di più leggere, leggere ancora e studiare. Guardiamo una fotografia, scomponiamola per leggerla in grammatica dell’immagine, estrapoliamo i suoi codici (difficile da fare una foto di natura, raramente ha questi contenuti concettuali) e poi facciamo lo stesso, al contrario, con la letteratura: prendiamo il contenuto grammaticale ed i concetti esposti, la forma, di un racconto letterario, e mentalmente facciamo una fotografia.

Esiste un infinità di letteratura che è altissima fotografia esposta in parole, e composta in forma grammaticale ha tantissimo da insegnare! Esiste anche una letteratura definita “non sense”, ha avuto la massima espressione, in tempi molto recenti, in alcuni testi di De Andrè e De Gregori, testi senza un senso compiuto, ma che ad una mente elastica e sveglia non possono che evocare un immagine! Ma questo è un esempio estremo, questi testi cosa sono se non “fotografie” dove il processo comunicativo è al cento per cento lascato all’immaginazione del lettore?

In foto:

Pinacoteca comunale di Faenza

Dettaglio G. B.Bertucci il giovane “Nascita della Madonna” fine 500
Reflex digitale ottica macro 60 mm F. 2, 8 a F 10 – due lampade a luce continua da 1.000 W – 200 iso