Straight Photography

Peter Henry Emerson - Gathering Water Lilies, 1886

In un momento in cui la quotidianità sembra aver perso la coscienza del reale, diretto e non sofisticato, voglio parlarvi della “fotografia diretta” meglio conosciuta come “Straight photography”. Padri di questo genere di fotografia sono Craig Annan, George Davison, Alfred Stieglitz e Peter Henry Emerson, correvano gli anni di fine ’800. Quest’ultimo, promotore della fotografia naturalistica, pubblicò “Naturalistic Photography for Students of the Art” ove sostenne come fosse possibile realizzare immagini estetiche, riproducendo in modo spontaneo la realtà, sopratutto egli sostenne la possibilità di realizzare fotografie artistiche senza ricorrere a tecniche di manipolazione, come per esempio il fotomontaggio (oggi diremmo Photoshop). Secondo Emerson per meglio imitare la visione umana della realtà occorreva utilizzare una messa a fuoco selettiva, secondo i principi di ottica fisiologica formulati da Hermann von Hemboltz. In pratica per imitare la visione umana, il cui campo è nitido solo nell’area centrale della retina, le fotografia dovevano avere il loro massimo punto di nitidezza, fuoco, sul soggetto principale della scena. Importante capire quindi il pensiero di Emerson, ovvero quello di non fotografare riproducendo i soggetti come sono realmente, piuttosto di ritrarli come vengono visti, quindi un arte fedele al reale ma nella misura della percezione umana.

 

At Plough, The End Of The Furrow, Peter Henry Emerson, 1887

Un modo di fotografare molto distante a quello di oggi, la fotografia naturalistica specie con l’avvento del digitale è diventata sempre più la ricerca della massima nitidezza su tutto il campo visivo e sempe più spesso si ricorre per evidenziare soggetti ad esasperare i colori e i contrasti con processi in fondo di manipolazione della realtà dell’immagine senza però tenere conto della reale percezione umana della scena. Quanto detto penso possa servire ad reinterpretare quello che è la fotografia oggi, un arte digitale dove le possibilità di manipolazione sono illimitate. A ragione di questo penso sia importante per chi si occupa di reportage naturalistico studiare un po le origini e grazie ai moderni strumenti applicarsi per esser in grado non di ottenere la realtà fisica, che l’uomo in fondo non percepisce e nemmeno l’esasperazione sensoriale, piuttosto una fedele rappresentazione della percezione della realtà fotografata. Uno stile a mio parere in grado di comunicare a miglior livello con il fruitore, incentivando come per Emerson il naturalismo e l’impressionismo. Emerson realizzò molti libri sulla campagna inglese, nelle Norfolk fotografò in compagnia del pittore paesaggista Goodhall, cosi in quel periodo contaminò molti altri fotografi aderenti alla corrente naturalista, un motivo per entrare in qualche libreria, anche di quelle polverose per cercare riproduzioni e libri e farsi un’idea per trarre ispirazione. Tornando a Emerson dopo 5 anni di studio, rivedette le sue teorie estetiche sulla straight photography per schierarsi con chi considerava la fotografia un arte limitata. Questo a mio parere non deve farci desistere dal provare a ripetere il percorso artistico, chiaramente la fotografia a fine ’800 era una novità, e come tale non era vista di buon grado dai pittori che fino a quel momento erano gli unici ad essere definiti artisti dell’immagine. Oggi sappiamo che un’immagine fotografica può essere arte come quella di una pittura.
Quindi non resta che provare, liberandosi da ogni preconcetto, la mia, data la continua manipolazione irreale del paesaggio naturale è una provocazione e spero che chi non conosce le origini della fotografia si appassioni non al fotomontaggio ma al reale atto fotografico che per esempio la Straight-photography (fotografia diretta) può insegnare.