Dal 9 al 10 Giugno 2012 Workshop Tritoni, lo stagno. Corso avanzato macro

Tritoni, lo stagno e l’uso delle vaschette. Corso avanzato macro

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Una delle tipologie di riprese naturalistiche più contestate, discusse e delicate è quella dello spostare momentaneamente una specie dal suo habitat per inserirla in un contesto di terrario o acquario per realizzare riprese diversamente impossibili o quasi… Pensate al magico micro-mondo dello stagno con acque torbidissime con fondali bassi e fangosi, come si possono effettuare riprese delle fasi salienti dei suoi abitanti, come ad esempio gli anfibi aplicando queste strategie?

In questo Workshop inpareremo ad impiegare le “vaschette” senza arrecare danno alle specie o all’habitat, lavorando direttamente sulle sponde dello stagno.

Focus del corso

Questo è un corso ideale per chi è già in possesso delle tecniche di base, ha confidenza con tempi e diaframmi e sa esporre correttamente leggendo un istogramma, ha un minimo di pratica nell’uso del flash e desidera approfondire la tecnica della macrofotografia, nello specifico quella agli anfibi, in particolare alle riprese “subaquee” ricostruendo un habitat in apposite “vaschette”.

  • Fotografia macro specialistica
  • riprodurre un habitat
  • uso dei flash, ripresa multi flash
Programma

VENERDI 3 GIUGNO

Chi proviene da lontano e desidera il pernotto del venerdi supplemento euro 32,00 colazione del sabato compresa

SABATO 4 GIUGNO

- Ore 8,30 arrivo dei partecipanti presso rifugio Asqua, Camaldoli – Ritiro del pranzo al sacco, introduzione al corso e partenza per l’escursione fotografica dedicata alla macrofotgrafia naturalistica generica.

-Cena

-Visione delle immagini e discussione delle stesse

DOMENICA 5 GIUGNO

- ore 8 colazione, introduzione ai temi della giornata e partenza per la giornata dedicata interamente alle vaschette.

-Rientro dei partecipanti all tramonto.

Partenza degli ospiti, cena (non inclusa per chi desidera fermarsi).

Attrezzatura base consigliata:

- Macchina digitale reflex ottica macro o equivalente
- Flash
- Cavalletto
- Abbigliamento idoneo
- Scarpe da trekking

Docenti:

Fabio Liverani

Partner
Nikon School

Partner tecnico

Quota di partecipazione:

Costo del corso per 2 giorni 215, 00 euro

MInimo 6 massimo 10 partecipanti

Scadenza prenotazioni:

Entro 15gg dalla data del corso.
Superata la data di scadenza la quota può subire variazioni di prezzo.

Cosa comprende:

- Corso avanzato di fotografia- Prova attrezzatura Manfrotto, Gitzo specifica.
- prova ottiche Nikon (macro 105 mm. -60 mm.
- Pernottamento, cena acqua e vino comprese, colazione pranzo al sacco.
- Pernotto in Rifugio

Non comprende:

- Pranzi, bevande e extra
- Trasferimento al punto di partenza del programma e trasferimenti locali
- Tutto ciò che non è citato in “comprende”

INFO e ISCRIZIONI

Organizzazione tecnica

Associazione culturale Viaterrea

http://www.viaterrea.it/

 

 

Piante carnivore: Utricolaria australis

di Mirko Sotgiu

“Come si parla alle piante carnivore? Con molto, molto rispetto.” anonimo.

Utricolaria australis
Utricolaria australis fiore

Si pensa che le piante carnivore siano tropicali, con delle foglie chiuse a conchiglia e provviste di setole simili a denti aguzzi, invece cosi non è. In italia abbiamo alcune specie di piante carnivore a seconda dei territori, altitudine e regioni, non sono facili da osservare e alcune sono piuttosto rare, fra queste troviamo le drosere, la Lahrea, le pinguicole e infine le utricolarie. Quella che vedete nella foto è una utricolaria australis, una pianta rara che cresce in acque ferme, acide , povere di nutrienti in zone pianeggianti e pedemontane. Proprio la povertà dei suoli e acque dove cresce è un vantaggio competitivo rispetto alle altre piante. Il fiore di per se non è molto vistoso e per osservarlo occorre entrare all’interno delle paludi (con le relative autorizzazioni, l’ambiente delle paludi è molto delicato e occorrono permessi e buona conoscenza per non arrecare danno alla fauna e la flora presente in questi delicati ecosistemi).

 

Il genere utricolaria è quello più grande in natura, ad oggi sono state censite 215 specie diverse che vivono in tutti i continenti esclusa l’Antartide. Le utricolarie sono piante altamente specializzate, ed è proprio questo il fattore più interessante, si nutrono di piccoli organismi come protozoi, rotiferi, ma le specie più grandi arrivano a catturare larve di zanzare fino a girini.

 

Dettaglio di utricolaria australis, si nota lo sperone sotto i petalo più grande

Il fiore dell’utricolaria è di colore giallo composto da due petali asimmetrici simili a labbra di cui uno più piatto più grande. Il fiore che ricorda un po quello delle pinguicole si scorge fra i 5 e i 10cm da pelo dell’acqua sorretto da uno stelo lungo e robusto, la parte sul pelo dell’acqua poco più spessa funge da galleggiante. In certe stagioni la utricolaria australis può essere autogama (autoimpollinazione), ma la stessa pianta può può sfruttare l’impollinazione entomofila.

 

La parte più interessante di questa pianta non è visibile se non immergendosi. Se al di fuori sembra un esile fiore molto piccolo, sott’acqua crea un dedalo di rami e foglie che raggiungono anche il metro di lunghezza e si spargono attorno al fiore. Fra i rami attaccatti alle foglie possiamo individuare ciò che da il nome a questa specie ovvero gli utricoli (dal latino utriculus, piccola bottiglia), una delle strutture più complesse che esistano nel mondo vegetale.

I rami, le foglie e gli utricoli dell'utricolaria australis
I rami, le foglie e gli utricoli dell’utricolaria australis

 

Le trappole (utricoli)

Gli utricoli sono le trappole con le quali la pianta cattura le prede, il sistema è di tipo meccanico sfruttando un effetto di sottovuoto. Le sacche si trovano attaccate agli stoloni sott’acqua e le pareti sono sottili e semitrasparenti in grado di deformarsi per creare il sottovuoto. L’apertura dal quale viene aspirata la preda è piccola e chiusa mediante una mucillagine zuccherina che oltre a sigillare la bocca funge da esca per le prede. La dimensione degli utricoli nella utricolaria australis parte da 1mm fino a 3mm. Il sistema di pompaggio dell’uticolo è sempre attivo verso l’esterno espellendo l’acqua, cosi facendo si crea un sottovuoto e le sostanze che rimangono all’interno si concentrano fino a fermarsi per equilibrio della pressione osmotica “caricando” la sacca pronta poi, per risucchiare l’animale malcapitato. Le microscopiche setole che si trovano sul fondo della trappola non sono sensibili come troviamo in altre specie carnivore, ma fungono sostanzialmente da leve per far scattare la trappola carica. Basta l’urto delle setole per avviare il fenomeno meccanico di aspirazione (dovuta dal vuoto) con l’apertura della bocca e di conseguenza il risucchio di acqua all’interno dell’utricolo con la preda. La bocca si richiude rapidamente una volta che l’utricolo è pieno risigillandosi. L’intero meccanismo si svolge in circa un centesimo di secondo e la preda all’interno del’utricolo viene digerita dagli enzimi prodotti dalla pianta in qualche ora. Una volta terminata la digestione la trappola è di nuovo pronta in circa quindici minuti.

 

Le foglie di utricolaria australis sott’acqua.
Utricolaria australis ambiente e dimensioni della pianta

 

 

 

Un tuffo nello Stagno

One of the most argued, controversial and sensible approach to nature photography is the temporary removal of a specimen from its natural habitat to place it inside a terrarium or aquarium in order to produce images that would be otherwise impossible to obtain.

Let’s consider the magical micro-world of a pond, with its low and murky waters. How can you obtain images of the key phases of the life of its inhabitants (i.e. amphibians) without resorting to some special technique?

In this webinar we will discuss how to obtain beautiful images of small animals, mostly amphibians, using a terrarium and an aquarium.

This is an approach that requires good troubleshooting techniques and, at the same time, poses far-reaching ethical dilemmas of great interest for the nature photographer.

Webinar in italiano
Un tuffo nello stagno

Click here to download the video


Webinars gratuiti di fotografia con Manfrotto

Photofarm in partnership con Manfrotto School of Xcellence propone un calendario di
webinars di fotografia gratuiti.
L’annuncio della partnership in inglese ma in webinars per la prima volta saranno esposti in ITALIANO

Sul sito Manfrotto School of Xcellence trovate la modalità di partecipazione, ecco il calendario completo
Prossimi Webinars organizzati (in italiano)

7 Luglio 2011 – Photofarm presents: A Plunge in the pond

11 Luglio 2011 -  Photofarm presents: The digital black and white

Tuffo nello stagno

maschio di tritone crestato in u punto particolarmente torbido dello stagno

maschio di tritone crestato in u punto particolarmente torbido dello stagno

Testo e fotografie: Fabio Liverani

Io considero la scienza della natura, insieme con la musica, la poesia e la pittura, come la maggiore realizzazione dello spirito umano. (Karl Popper)

Una delle tipologie di riprese naturalistiche più contestate, discusse e delicate è quella dello spostare, momentaneamente, una specie dal suo habitat per inserirla in un contesto di terrario o acquario per realizzare riprese diversamente impossibili o quasi… Pensate al “magico” micro-mondo dello stagno con acque torbidissime e fondali molto bassi e fangosi, come si possono effettuare riprese delle fasi salienti dei suoi abitanti, come ad esempio gli anfibi senza applicare queste strategie? Le mie prime fotografie di questo tipo risalgono a circa vent’anni fa, ricordo ancora benissimo la già vecchia Canon ftb e i piccoli flash manuali che non sapevo come posizionare per non generare riflessi sui vetri, la difficoltà di riprodurre fedelmente un habitat subacqueo e tante altre problematiche. Da allora il desiderio di tentare questo genere di immagini direttamente in natura non si è mai assopito. Quest’anno ho, grazie alla collaborazione con l’Ente Parco Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna che ha concesso i permessi per immergermi, parzialmente realizzato questo desiderio. Individuata una grande pozza d’acqua non eccessivamente torbida dove all’interno si riproducono tre delle quattro diverse specie di Tritoni presenti in Italia ho tentato questo genere di fotografie. Ho impiegato una custodia stagna prodotta da Easydive (www.easydive.eu) con oblo sia per la mia ottica grandangolare che per quella macro, con una muta stagna mi sono isolato dall’acqua fredda e non solo, grazie all’enorme galleggiamento di questa muta (impiegata senza piombi) riuscivo a non toccare il fondo alzando un enorme sospensione intorbidendo il tutto.

coppia di tritoni alpestri, corteggiamento, ripresa in vaschetta ("captive")

coppia di tritoni alpestri, corteggiamento, ripresa in vaschetta ("captive")

Le fotografie macro sono state un po’ deludenti, in quanto si è abituati a vederle realizzate in… come direbbero gli inglesi “”captive”, di conseguenza con una qualità altissima rispetto a come si possono realizzare direttamente in natura. Le immagini ambientate con il grandangolare invece hanno dato alcune soddisfazioni, non per ultima quella che da mia ricerca sul web non ha prodotto risultati, ovvero non ho reperito altre immagini simili, o meglio, realizzate in acque di quel tipo direttamente sott’acqua. Le difficoltà tecniche e logistiche non sono state poche, i tritoni non sono molto confidenti e sembra che farsi avvicinare da un fotografo in muta stagna, pinne e maschera con un enorme custodia in mano non sia fra le loro attività preferite, occorre essere veloci, molto veloci, con l’ottica macro è quasi impossibile. Con il grandangolo scattavo senza guardare il mirino della reflex, ma stendendo il braccio e componendo l’inquadratura un po’ empiricamente e facendo riferimento al riflesso ben visibile sull’oblò semisferico, quindi velocità d’azione in primis. Anche all’imbrunire, illuminando con un faro subacqueo il campo inquadrato le macro hanno dato poche soddisfazioni.

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Credo che arricchire un servizio foto giornalistico sui tritoni con immagini d’ambiente realizzate sott’acqua sia una novità ne panorama editoriale e che per quanto rimanga indispensabile servirsi di vaschette e simili mescolare i due “generi” sia un passo avanti nell’etica del reportage, non solo quindi dichiarare le immagini “captive” in ambiente riprodotto ma tentare sempre le riprese in natura per completare e corredare quelle ”controllate” al fine di offrire al lettore una visione ampia e reale non solo della biologia delle specie ma anche delle tecniche per la ripresa fotografica delle stesse.

La savana nello stagno fuori porta

Africa 6.30 del mattino, sono seduto in una vecchia Land Rover del ‘74, ancora con guida a destra, affittata a Nairobi. Aspetto che un pigro leopardo scenda da un maledetto albero di acacia e si metta finalmente in caccia. Sono a sudare in questa pianura bruciata dal sole da almeno una settimana, e di grandi predazioni, scopo del mio viaggio, neanche l’ombra.

Driiiiiiiiiiinnnn, 08 del mattino…La sveglia, maledizione stavo sognando; presto! In ufficio, fabbrica, in strada, nel cantiere; al lavoro insomma!!

Testo e foto Fabio Liverani.

Natrix_tassellata_ph_f_liverani20Spero di avere descritto bene una qualunque mattina di uno dei tanti appassionati di natura che hanno contratto l’inguaribile virus della fotografia.

Week-end, non siamo più in Africa, ma a Milano, Ravenna, Napoli, Bergamo, Firenze, oppure Faenza, Rozzano, Gallipoli. Poco importa, quello che cerchiamo è di ammirare le grandi predazioni della natura. Possiamo attendere nelle montagne d’Abruzzo l’attacco di un lupo ad un giovane capriolo, ma abbiamo solo il fine settimana, maledizione. Pazienza, aspettiamo che un gheppio scenda in picchiata su una preda. Il gheppio non collabora. Va bene, andiamo, armi e bagagli, moglie o marito, fidanzata\o, suocera, cane e bambini, ennesimo pic-nic nel prato o ruscello fuori città. A questo punto, forse folgorati da formidabile intuizione, perdiamo un po’ della superficialità che distingue tutti i rappresentanti della nostra specie.

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Ci avviciniamo all’erba, ne sentiamo persino l’odore e distinguiamo una mantide intenta a divorare una cavalletta. Guardando da pochi centimetri una banale margherita gialla intravediamo tra i petali un ragno granchio, questo, preda all’agguato come i mammiferi africani, ecco una farfalla sta per posarsi, uno scatto fulmineo, è catturata, stretta fra le zampe, un morso letale, una vita si è spenta un’altra può continuare. Nel ruscello c’è movimento, una coppia di raganelle è stretta in un tenero abbraccio amoroso, è primavera, si perpetua l’antico rituale della procreazione, più in là una natrice sta inghiottendo una rana verde, vita e morte si intrecciano in un susseguirsi continuo. Faccio ancora pochi metri, mi siedo in riva ad un piccolo stagno, l’acqua è quasi limpida, sotto la superficie intravedo cose incredibili: Una larva di ditisco ha afferrato tra le chele un piccolo girino, prima inietta nel suo corpo un liquido che scioglie la carne, poi aspira il tutto svuotandolo e lasciando solo la pelle. Due ditischi di un’altra specie hanno deciso di cacciare in coppia, hanno attaccato un giovane tritone e lo hanno divorato, Il rimanente ha poi nutrito due diverse larve di libellula che hanno lasciato solo la spina dorsale, come gli avvoltoi in Africa o i Grifoni in Sardegna, quelli ancora rimasti, nulla è andato sprecato.

_FL00860Mi stanno chiamando da un ora, solo ora sento le grida, ero come intorpidito, come da un sogno, maledizione mi cercano, l’insalata di riso è pronta. Eppure per un momento ho creduto di essere nella savana seduto su quella vecchia Land scassata del sogno.

Ma la savana, la natura con la N maiuscola è anche a pochi passi dalle nostre case, piccoli e anche grandi animali, tralasciati dalla grande divulgazione televisiva, vivono le grandi tragedie della predazione e le grandi passioni amorose dei maestosi felini africani, dei primati asiatici e di tutte le specie che popolano la Terra.

Forse sognare grandi viaggi è facile, oggi possibile per molti, ma il vero sforzo, la vera ricerca approfondita si fa fuori casa, dove non c’è la guida ad indicarci i luoghi migliori, dove è necessario imparare a guardare e ad interpretare i segni della natura, per scoprire piccoli mondi all’interno di altri mondi che vanno capiti e rispettati al pari delle grandi e sconfinate terre d’Africa.

Il Sasso nello Stagno: Amputate gli acrobati

R0010878Uno spunto di riflessione sulla comunicazione

Il mondo perirà per carenza non di meraviglie, ma di meraviglia.

J.B.S. Haldane

La comunicazione è sempre conclusa dal lettore, l’autore attraverso le proprie conoscenze applica il suo ingegno al fine di trasmette un informazione, un concetto, un emozione; queste vengono decodificate da lettore passando attraverso le sue conoscenze culturali, esperienziali, sociali ecc.

Si instaura una sorta di patto fra autore e lettore, il primo disposto a “raccontare” il secondo a “leggere” e spesso a reinterpretare, filtrando la narrazione dal suo punto di vista. Ci sono casi in cui si raggiungono i due estremi, ovvero grandissimo spazio di interpretazione da parte del lettore, oppure nessuno spazio di interpretazione da parte del lettore; quando vengono raggiunti questi estremi solitamente sono molto interessanti, soprattutto nel primo esempio: grande spazio di interpretazione lasciato al lettore. Questo argomento non è per nulla banale come potrebbe apparire superficialmente, applicate questa lettura ai”camerieri” dell’informazione politica che ci propina la televisione se non ci credete. Perdonatemi ma non mi riesce proprio di usare il termine giornalista, in quanto a parte pochi casi è decisamente improprio, e per me l’uso del vocabolo e del linguaggio giusto è importante non solo nell’immagine fotografica, ma decisamente importante in senso generale. Ma veniamo alla fotografia –finalmente. Passeggiando mi sono imbattuto in questa scritta (vedi foto), mi è immediatamente apparsa geniale, con la compatta che porto sempre con me ho realizzato questa immagine. Non è un immagine naturalistica, nemmeno molto geografica, ne forse molto sociale, è semplicemente un esempio eclatante di come il processo comunicativo possa venire concluso dal lettore in senso totale.

fabio_liverani_01Gli acrobati… possono essere chiunque a seconda di chi legge la scritta, oppure possono essere chiunque a seconda dell’umore o del momento in cui il medesimo lettore legge la scritta.

Per Marco gli acrobati sono divenuti i suoi colleghi d’ufficio che amputati non potevano nuocergli la mattina seguente, ed ha sorriso. Ugo ha riso pensando all’italica classe politica, magari l’amputassero… le chiavi di lettura sono infinite, ne resta esclusa solo una, quella letterale, gli acrobati veri, cioè quelli del circo. L’uso sapiente della metafora ha una forza enorme che si può manifestare, molto spesso, dove non ci aspettiamo. Da una semplice frase si può estrapolare una buona riflessione. Se qualcuno ha pensato: “perché vorrà amputare gli artisti del circo?” per favore si faccia visitare da uno specialista o si dia alla politica, ha grandi possibilità di carriera, ma per favore lasci perdere la fotografia.

Nella foto: Writers anonimo. Compatta digitale.

Faenza (Ra) scritta sui muri della Scuola Internazionale di Arte Ceramica.

La scuola in questione è un brutto ”casermone” non certo una struttura architettonica di valore storico artistico. Non si vuole in alcun modo giudicare il diritto o meno dell’eseguire scritte urbane, si prende qui in esame solo il concetto di questa nello specifico. Resta da dire che una città senza graffiti è una città senza giovani e quindi una città morta! D’accordo non sono tutti belli, ma questo vale per tutto.